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Pescara, 24/03/2026
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Data: 12/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pressing dei big su Matteo Renzi. Barca in campo, si è iscritto al Pd

ROMA Provaci ancora, Matteo. «E’ ora che pensi a diventare leader del Pd», hanno detto al sindaco di Firenze, con parole più o meno simili, Massimo D’Alema a palazzo Vecchio con svavillio di fotografi e taccuini dei cronisti, e Walter Veltroni tra le mura di casa sua a Roma al Salario, il giorno prima della direzione del dopo elezioni. I due rottamati illustri che si incontrano con il loro rottamatore, non è cosa che si veda ogni giorno. Eppure è successo. Con largo strascico sui destini interni e futuri del Pd, partito sempre più in fibrillazione. L’idea che D’Alema sia andato a incontrare Renzi pensando a se stesso per il Quirinale, è ipotesi accolta con sorrisini. L’unica prospettiva futura che possa riguardare D’Alema è proiettata all’anno prossimo, quando ci saranno le elezioni europee e molto probabilmente l’ex leader dei Ds sarà il capolista con prospettive di un ruolo di primo piano poi a Strasburgo. Né trova conferma alcuna che D’Alema abbia potuto proporre a Renzi di fare lui il premier di un governone adesso al posto di Bersani. «Sia D’Alema che Veltroni sanno che dopo Bersani c’è Renzi, e a entrambi non manca certo il realismo politico», chiosa uno che conosce bene sia Massimo che Walter.
LA PARTITA

All’interno del Pd che si sta giocando ormai apertamente la grande partita del dopo Bersani. Che consta di due direttrici di fondo: il no esplicito al governo di minoranza vagheggiato al Nazareno («non esistono governi di minoranza, devono sempre avere la fiducia piena», ha stroncato D’Alema), accompagnato dall’ipotesi di un governo del presidente o di scopo che duri poco, faccia alcune cose in primis la legge elettorale, per poi tornare alle urne; e, seconda direttrice, lavorare al nuovo leader del Pd del dopo Bersani, dal momento che lo stesso segretario ha detto più volte che lui non si ricandida e che toccherà a un altro. In questa sorta di terra di nessuno di leadership, in questo spazio tutto da occupare, si colloca la diplomazia dell’incontro renziana, e proprio con i due rottamati illustri. A Renzi, Veltroni ha fatto un discorso di questo tipo: «Ti devi convincere che non puoi continuare a fare quello che non si interessa del partito, ti devi mettere in testa di scendere in campo anche per fare il leader, il Pd è nato per far coincidere le due cose, leader e candidato premier, è questa la sua natura».
IL MINISTRO

Né Veltroni né D’Alema credono a scissioni, ma neanche accettano ipotesi alla giovani turchi di un Pd che si scinde come una mela per poi ricongiungersi. E per favore, avrebbe avvertito Veltroni con pieno assenso di Renzi, evitiamo questo pressing su Vendola che entra nel Pd, «fatto così, serve solo a rafforzare la componente interna di sinistra per sostenere Fabrizio Barca». Meglio, molto meglio, Vendola che è alleato e non corrente interna. Su questo campo, le grandi manovre sono in atto: Barca ha annunciato di essersi finalmente iscritto al Pd, e si è incontrato con Landini leader Fiom: «Ci vuole un partito del lavoro», la prospettiva annunciata.
E l’ipotesi scissione paventata da Dario Franceschini? Gli interpreti di Dario il pugnace fanno adesso sapere che l’ex capogruppo non pensava minimamente a Renzi, bensì alla prossima battaglia per il Quirinale, al fatto che i cattolici del Pd vorrebbero un impegno non di cortesia del leader a favore di qualche nome che potrebbe farcela tipo Marini o De Rita.

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