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Data: 12/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Colle, i grillini aprono «Dal quarto voto...». Ma è scontro finale sui grandi elettori

ROMA «Non ci sono candidati», annuncia Massimo D’Alema reduce da un faccia a faccia con Matteo Renzi. Sul nome per il Quirinale, spiega il presidente del Copasir che oggi avrà un colloquio a quattr’occhi il segretario del Pd, «è stato scelto il metodo dell’ampia condivisione. E’ in corso una consultazione condotta da Bersani per scegliere un candidato o una candidata di alto profilo che abbia l più alto consenso possibile. Alla fine il nome lo farà Bersani». Dunque il copione è questo, ed è stato rispettato anche nell’incontro tra il leader Democrat e la Lega nel corso del quale, almeno ufficialmente, non si è parlato di nomi per il Colle bensì solo di metodo. Appunto targato condivisione. La Lega ha fatto sapere, diversamente da quel che riguarda il nuovo governo, di non sentirsi vincolata a patti con il Pdl. Bersani ha poi visto Violante, sponsorizzato per il Colle da Cicchitto.
LITI NELLE MARCHE

Intanto è stato completato il quadro dei 58 Grandi Elettori indicati dalle regioni. Assai complicato il responso delle marche, dove il Consiglio regionale si è spaccato in più occasioni. Risultato: il presidente della giunta, Gian Mario Spacca, e quello dell’Assemblea legislativa, Vittoriano Solazzi, saranno i due grandi elettori della maggioranza per il voto per il nuovo capo dello Stato. E’ stato necessario votare per due volte dopo l’iniziale passo indietro dello stesso Solazzi, renziano, e del capogruppo del Pd Mirco Ricci. E il risultato ha suscitato nuove polemiche: Spacca ha raccolto 23 voti e Solazzi 10, segno che hanno votato per lui anche alcuni consiglieri di opposizione: parte del Pdl, dunque, si è espressa per il rappresentante renziano.
TURBAMENTI GRILLINI

Ieri è cominciata la consultazione on line tra gli iscritti al Movimento Cinquestelle che deve portare ad una prima scrematura di dieci noi, che poi andranno al ballottaggio. Tuttavia l’occhio è rivolto inevitabilmente anche a quello che succederà nell’aula di Montecitorio, agli accordi cioè che possono essere stipulati dalle altre forze politiche, Pd e Pdl in testa. «Ho votato Stefano Rodotà. Mi auguro si arrivi a eleggere una figura alta, che non nasca dall’inciucio Pd-Pdl, ma che possa essere condivisa da noi col Pd. Se si andasse al quarto scrutinio, con i Democratici valuteremmo tutte le soluzioni», è ad esempio la valutazione di Adriano Zaccagnini, deputato del Movimento 5 Stelle. Che poi, chi gli fa il nome di Romano Prodi, risponde: «Ha luci e ombre». «Si deve dare un presidente della Repubblica degno a questo Paese», sottolinea Zaccagnini. «Io ho votato Rodotà ma mi piacerebbe anche Salvatore Settis». Il nome di Emma Bonino è «discutibile» anche perché «favorisce la propaganda pro-Ogm». Quanto a Romano Prodi, da molti indicato come possibile elemento di convergenza tra Pd e grillini, per Zaccagnini ha «luci e ombre: è una persona di cui non ci si potrebbe fidare molto». Quanto infine a Prodi, assicura: «Il Colle? Non me ne sono curato». Il renziano Del Rio lo sostiene: «Non capisco i veti su di lui, è una nome di garanzia». E Ignazio la Russa specifica: «Bonino presidente? Non va bene. Se serve una donna, meglio Sara Simeoni».

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