ROMA Valerio Onida, ex presidente della Consulta, lei è uno dei saggi nominati dal Colle. In che clima avete lavorato? È stato un lavoro utile il vostro?
«Molto ragionevole e costruttivo. Napolitano ha voluto offrire al prossimo governo, al Parlamento e ai partiti una base di proposte su cui verificare possibili convergenze. Saranno però le forze politiche gli “utilizzatori finali” del nostro lavoro e spetterà a loro dire se è stato utile. Per il poco tempo avuto a disposizione e la mole dei problemi affrontati mi pare che lo sia».
Avete deciso di porre fine al bicameralismo perfetto.
«Sì, del resto l’idea di abolirlo è antica e avanzata da molti costituzionalisti. Il bicameralismo perfetto e paritario comporta molti inconvenienti. Abbiamo proposto di trasformare il Senato in una Camera delle Regioni e di attribuire solo alla Camera il rapporto fiduciario con il governo. Il procedimento legislativo ne verrebbe snellito di molto, ma al Senato resta la facoltà di proporre emendamenti, anche se il giudizio finale sulla legge resta alla Camera. Mentre su alcune leggi costituzionali, in materia elettorale o che riguardano l’ordinamento e i poteri delle Regioni si mantiene la doppia lettura obbligatoria. Diminuiscono i parlamentari: 480 alla Camera e 120 al Senato in rappresentanza delle regioni (i presidenti e altri eletti in numero variabile alla dimensione delle regioni)».
Avete ritenuto ineliminabile il finanziamento pubblico ai partiti. Come mai questa scelta?
«Abolire del tutto il finanziamento pubblico vuol dire favorire una politica dominata solo dai più ricchi. Abbiamo previsto un sistema di finanziamento misto, pubblico/privato. I partiti spendono troppo e sono poco trasparenti, ma togliere il finanziamento sarebbe pericoloso».
Sulla legge elettorale avete proposto un po’ di tutto. Quasi una “non scelta” la vostra?
«Una cosa è certa: la legge attuale non va bene e proponiamo di cambiarla. Non c’è stata una linea prevalente: i presidenzialisti ritengono che il doppio turno di collegio si possa coniugare solo al semipresidenzialismo, ma io non sono di questo avviso. Abbiamo proposto di garantire agli elettori la scelta degli eletti: si può fare con le preferenze o con i collegi, e abbiamo indicato diversi sistemi: il tedesco, lo spagnolo e un sistema misto come il Mattarellum, ma con l’abolizione dello scorporo. Ritengo che andrebbe bene il Mattarellum ma con un doppio turno di collegio, oppure un sistema proporzionale con alte soglie di sbarramento».
Lei ha anche avanzato delle riserve. Quali?
«In particolare, la mia contrarietà all’ipotesi di revisione costituzionale affidata a una commissione redigente, composta da parlamentari e non, che sottopone alle Camere prima e all’elettorato poi, via referendum, un blocco unico di riforme costituzionali. Si rischierebbe di innescare un processo che potrebbe travolgere l’intera Costituzione. Il Parlamento deve approvare leggi distinte sulle varie materie, e su ciascuna di esse deve potersi svolgere il referendum».
Infine, non sarebbero più le Camere a giudicare sull’ineleggibilità o le incompatibilità dei loro membri.
«Sì, abbiamo proposto di riformare l’articolo 66 della Costituzione e di togliere alle Camere questo potere, un retaggio storico non più attuale, affidando il giudizio sulle ineleggibilità a un giudice terzo e imparziale».