Prima le voci di rottura sempre più insistenti all'interno della Lega. Poi la smentita del Senatur che addirittura chiama Roberto Maroni per tranquillizzarlo: «Macchè nuovo partito! Qui c'è gente che parla troppo». Le tensioni che agitano i piani alti di via Bellerio hanno preso corpo in tarda serata, quando si è sparsa la voce, ripresa da un take dell'Ansa, che Umberto Bossi, accompagnato dalla moglie Manuela e da alcuni fedelissimi, aveva depositato presso un notaio gli atti per la nascita di un nuovo soggetto politico in cui sarebbero confluiti tutti gli esponenti rimastigli fedeli. A cominciare dai dirigenti espulsi recentemente. In serata è arrivata la smentita, che placa le polemiche, ma non smorza la conflittualità che contrappone i dirigenti della Lega, fin dallo scandalo Belsito dello scorso autunno.
LA SMENTITA - Nel giro di pochi minuti, tramite un'altra agenzia di stampa, l'Agi, è arrivata però la smentita del senatùr: «Non ci penso proprio». Allora, resterà nella Lega? «Sì - ha risposto Bossi -. Non metterei mai in gioco mia moglie in queste cose qui. Si sono confusi con il giornale di cultura e identità creato da Giuseppe Leoni», ha aggiunto il presidente federale del Carroccio. Poi la telefonata a Roberto Maroni per rassicurarlo: «Resto, nessuno strappo», ha assicurato l'ex segretario federale al suo successore, ribadendo: «È stata fatta solo una associazione culturale, promossa dall'onorevole Leoni»