Il primo problema è compattare i democrat sui nomi. Ma è scontro. Ex dc sul piede di guerra per Marini «Senza intesa stavolta salta il partito»
ROMA «La cosa migliore sarebbe eleggere il nuovo capo dello Stato al primo colpo». Pier Luigi Bersani, sotto il fuoco “amico” del suo partito, sta cercando disperatamente di trovare un «candidato largamente condiviso». Da eleggere, appunto, giovedì prossimo alla prima votazione. Il motivo lo spiega un alto dirigente democrat: «Senza un’intesa ampia, il Pd si sgretola. Il partito è lacerato dai risentimenti, quelli dei Franceschini, dei Veltroni, dei Fioroni... che si saldano con l’offensiva di Renzi. Solo un accordo impedirà di far esplodere il Pd».
RISCHIO SCISSIONE
Insomma, oltre a un presidente condiviso da votare insieme a Pdl, Lega e (possibilmente) ai Cinquestelle, Bersani cerca di salvare se stesso e il partito. Per questo giovedì ha incontrato segretamente Walter Veltroni e ieri ha visto Massimo D’Alema e Rosy Bindi. «Consultazioni del tutto normali in vista della scelta di una rosa di candidati», dice uno dei suoi più stretti collaboratori. Con un problema non da poco: i democrat sono spaccati. L’accordo sulla rosa di nomi da sottoporre a Silvio Berlusconi, Bobo Maroni e Beppe Grillo è ancora lontano. Dopo che Matteo Renzi ha lapidato in diretta tv Franco Marini, l’area cattolica incarnata da Dario Franceschini e Beppe Fioroni è sul piede di guerra. Non vuole un altro post-comunista al Quirinale e, senza un’intesa che li garantisca, minaccia la scissione.
RISSA SUI NOMI
Il problema, a meno di una settimana dal redde rationem, sono i nomi. I democrat si stanno sbranando sull’ipotetica rosa che contiene ancora le candidature di Romano Prodi, Luciano Violante, Giuliano Amato, Paola Severino, Anna Maria Cancellieri, Anna Finocchiaro. E dove rispunta, nonostante la manifesta indisponibilità dell’interessato, Giorgio Napolitano. La conferma dell’attuale capo dello Stato sarebbe gradita dal Pdl e Bersani comincia a non scartarla anche se non l’avanza «per rispetto». «Ma forse il Presidente potrebbe accettare la riconferma, se fosse votato dalla stragrande maggioranza del Parlamento», dice un altro esponente democrat.
Nella rosa figura anche D’Alema. Ma i suoi assicurano che non è interessato, che semmai pensa a un ruolo in Europa: «Da Bersani è andato solo per dare una mano». Versione confermata dall’entourage del segretario. Il travaglio del Pd comincia a preoccupare Silvio Berlusconi: «Siamo disposti anche a scegliere tra una rosa di nomi fatta dal Pd, l’importante è che sia una persona per tutti gli italiani. Che Dio ce la mandi buona».
L’INCONTRO CON CASINI
Per spianare la strada a «un’ampia condivisione», Bersani ieri ha incontrato anche Pier Ferdinando Casini. Un’ora di colloquio «andato bene da un punto di vista personale e politico». In cui il leader dell’Udc ha raccomandato al segretario democrat di evitare strappi: «Sarebbe una follia fare un Presidente contro qualcuno». Trovando porte aperte. In più entrambi si sono trovati d’accordo sul dopo, pur con accenti diversi. Bersani vuole sfruttare l’intesa sul Quirinale per tentare di dar vita al suo governo «di cambiamento». E per questo gli serve un capo dello Stato non di...sinistra, che potrebbe essere accusato di parzialità se gli affidasse l’incarico. Casini, che la settimana prossima incontrerà i venti grandi elettori dell’Udc, spera che nasca un esecutivo forte e solido, di lungo respiro.
Bersani farà il possibile per provare a calmare il partito e a portarlo a un accordo sulla “rosa quirinalizia” entro lunedì. Poi conta di incontrare Grillo martedì. Solo mercoledì, alla vigilia del primo giorno di votazioni si conosceranno i nomi “veri”.