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Pescara, 24/03/2026
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13/04/2013
Il Centro
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Ridurre a 480 i deputati e 120 i senatori. I saggi consegnano le loro “ricette”, in tutto 110 pagine. Napolitano: una prova di dialogo, deciderà il mio successore. |
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ROMA «Lascio il lavoro al mio successore». Napolitano congeda così i dieci saggi che ieri mattina hanno consegnato i compiti. Due relazioni: ottanta pagine dedicate all'economia e altre trenta sulla riforma dello Stato. «Ora sul governo la parola spetta ai partiti» dice il presidente della Repubblica ringraziando le personalità che in una decina di giorni hanno portato a termine la «selezione delle questioni di maggior rilievo da affrontare, un elenco ragionato di possibili linee di azione» lasciando alle forze politiche la scelta sulle proposte da considerare ai fini di un impegno di governo. «Sono una prova di attitudine al dialogo» ha detto Napolitano indicando la strada che fin dai prossimi giorni si dovrà imboccare. Perché «solo da scelte di collaborazione che spetta alle forze politiche compiere, segnandone i termini e i confini, può scaturire la formazione del nuovo governo di cui il Paese ha urgente bisogno». Il «testimone concreto e significativo» che Napolitano lascia al suo successore che sarà eletto la prossima settimana è un corposo documento di analisi e proposte che i due gruppi di lavoro hanno stilato. Un'agenda di riforme economiche e istituzionali, considerate necessarie per far uscire il paese dalle secche. La ricetta indica gli interventi urgenti per affrontare le emergenze della crisi per far ripartire la crescita, l'occupazione e contrastare il preoccupante fenomeno delle sacche di povertà che stanno crescendo nel Paese. Accanto al consolidamento delle politiche di bilancio per «rendere sostenibile il debito pubblico e ridurlo» è necessario rifinanziare la Cassa integrazione in deroga, rivedere la riforma Fornero, affrontare il grave tema degli esodati e avviare una riflessione sul reddito minimo d'inserimento che «in altri paesi ha dato positivi risultati». Tra gli interventi suggeriti in campo economico, la prosecuzione del pagamento dei debiti dello Stato alle imprese, una rimodulazione del fisco e dell'intervento di Equitalia: sia meno vessatoria ma si tenga alta la guardia della lotta all'evasione. Particolarmente attese erano le indicazioni sulle riforme istituzionali e della politica. Sulla riforma elettorale però i saggi lasciano ampi spazi di manovra, suggerendo di superare quella attuale con un sistema misto proporzionale/maggioritario con alta soglia di sbarramento ed eventuale premio di governabilità. Ma per assicurare la maggioranza dei seggi in entrambi i rami del Parlamento bisogna superare l'attuale bicameralismo assegnando a una sola Camera il rapporto di fiducia con il Governo. La riforma del Parlamento passa per una riduzione dei seggi: la proposta prevede 480 deputati e 120 senatori. Un Senato che eletto dai consigli regionali cambia pelle: manterrà la funzione legislativa su alcune materie e avrà le attuali competenze della conferenza stato-regioni. Ai partiti è dedicato un capitolo, dove s'indica la necessità di garantirne le forme di democrazia interna nel solco del dettato Costituzionale. Individuando meccanismi di controllo dei costi della politica si ritiene però «ineliminabile il finanziamento pubblico» per una corretta competizione democratica ed evitare che la stessa attività politica possa essere condizionata impropriamente dai privati. Principi validi anche nella richiesta di una legge che regoli il conflitto d'interessi. Una parte consistente dell'agenda è dedicata alle riforme della giustizia che i saggi considerano una leva determinante per sbloccare il sistema dell'economia. Interventi sulla giustizia civile con sistemi alternativi delle controversie e l'obbligo di mediazione. Snellimento delle procedure anche per la giustizia penale con una razionalizzazione del lavoro per le procure, depenalizzazione di alcuni reati e sviluppo delle pene alternative con l'obiettivo di alleggerire i procedimenti e il sovraffollamento delle carceri. Nella traccia dei saggi anche le intercettazioni e le regole per i giudici in politica. Le telefonate si utilizzino per la ricerca della prova e non come strumento di ricerca del reato. Ai magistrati deve essere vietato di candidarsi nei luoghi dove hanno esercitato e impedito di tornare a esercitare la funzione giudiziaria nello stesso luogo.
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