L’AQUILA «Si faccia subito il Consiglio comunale straordinario da noi richiesto, per far scaturire un’azione congiunta nelle sedi istituzionali, senza inutili pagliacciate». A dirlo è il vice Presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis. «Faremo così, ciò che avrebbe dovuto fare un sindaco vero. Si sbrighi, il Presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti – sottolinea ancora De Matteis – a convocare la seduta straordinaria, unica sede ad avere credibilità in rappresentanza della Città. E, all’interno dell’Assemblea comunale, venga finalmente reso chiaro e trasparente lo stato della ricostruzione, sia dal punto economico-finanziario, sia tecnico. Benedetti non perda tempo, vista l’urgenza. Inoltre – aggiunge il Vice Presidente – chiedo espressamente che venga chiamato in Consiglio comunale il ministro Barca al quale si possa finalmente chiedere conto della situazione, visto che sono cadute le maschere. Fin dal primo momento, infatti, avevo parlato di Barca come un ministro che all’Aquila avrebbe assunto il compito di commissariare la città con la connivenza del sindaco Cialente. La dichiarazione mattutina di Barca, ormai dichiaratamente organico al Pd, anzi alla parte sinistra del Pd, e il silenzio di Cialente sui ripetuti fallimenti suoi e di Barca, suonano pericolosamente a svantaggio della città. Da qualche tempo mi faccio una domanda: ma durante il periodo che ha visto Barca Ministro “dedicato” alla ricostruzione dell’Aquila, la città cosa ha ricevuto? Certamente non i soldi? Visto che i due miliardi del Cipe (governo Berlusconi) restano inutilizzabili per le farraginose procedure previste. Eppure Barca, uomo Pd, non ha fatto una piega quando sono stati assegnati 6 miliardi su Cassa Depositi e Prestiti all’Emilia Romagna. Cialente – continua De Matteis – si è fatto zerbino di Barca, condividendone la bieca operazione di partito a svantaggio della città».
Chiodi: le carriole? È solo un diversivo
Ricostruzione, parla il governatore ed ex commissario: il cambio di governance non ha portato nulla di positivo
L’AQUILA «Da quasi un anno all’Aquila tutto è fermo e la fine del commissariamento non sembra aver finora prodotto nulla di positivo. Certamente non l’apertura di nuovi cantieri». A parlare è il presidente della Regione Gianni Chiodi che fino al 31 agosto scorso ha ricoperto anche l’incarico di commissario per la ricostruzione e che oggi “denuncia” segnali di smarrimento e di sfiducia nella possibilità di ricostruire. «Segnali» afferma «alimentati dai passi stentati fin qui compiuti dalla nuova macchina organizzativa chiamata ad occuparsi della ricostruzione. Una situazione che da un lato si può giustificare con la necessità di trovare un altro modello organizzativo per consentire il passaggio da una gestione speciale a quella ordinaria. Ma dall’altro non posso che stigmatizzare sia il comportamento del ministro Fabrizio Barca che del sindaco Massimo Cialente per aver sottovalutato, evidentemente per obiettivi diversi, la complessità dell’operazione. È stato costruito un sistema» sottolinea Chiodi «che è lontano dal favorire un ritorno alla normalità. Del resto la presenza degli Uffici speciali è volta a mantenere un forte controllo governativo nel cratere. E ciò nasce dal timore che i Comuni non sappiano gestire in modo efficiente la ricostruzione». «Come dire, insomma, che «Paolo Aielli, capo dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila, può essere considerato il “clone” del tanto contestato Gaetano Fontana (Struttura tecnica di missione). In pratica» aggiunge Chiodi «è sparito il livello politico della gestione commissariale che però viene mantenuta in vita sotto altre forme. Non è detto che questo modello, una volta perfezionato, non possa funzionare, ma io registro una situazione davvero preoccupante per problemi non tanto di natura politica quanto di carattere organizzativo, amministrativo ed esecutivo. Cose che non è possibile nascondere individuando ogni volta un nemico o facendo marce su Roma, con o senza carriole». Una bocciatura, dunque, nei confronti della protesta annunciata per martedì prossimo dal sindaco Cialente, che si presenterà con gli altri sindaci del cratere davanti a palazzo Chigi con le carriole – le stesse usate per rimuovere le macerie dal centro storico – cariche di pratiche. Centinaia di progetti bloccati per mancanza di fondi. E quello delle risorse è l’unico tema sul quale Chiodi sembra essere in sintonia con Cialente. Anche il governatore, infatti, sollecita l’invio almeno di 1 miliardo all’anno per la ricostruzione dei centri storici dell’Aquila e delle frazioni. «La stessa cifra» dice «che avevamo chiesto per il 2013 e che il governo Monti non ha concesso. Il Comune, dal canto suo deve decidere su quali porzioni di centro storico e su quali aggregati dirottare le risorse via via disponibili. E deve dimostrare di avere capacità di spesa. Finora, anche nelle riunioni con Barca, da parte del Comune c’è stata solo un’elencazione di problemi. Si parla tanto del ritorno al sistema Cassa depositi e prestiti, una strada che io ho sempre sostenuto sfidando i soliti critici. La battaglia sui fondi va fatta, ma su questo sono ottimista perché nessun governo può permettersi di non finanziare i processi della ricostruzione. Ma occorre eliminare l’alibi della non spesa. Va dimostrata, così come è avvenuto durante il commissariamento, la capacità di assegnare i fondi disponibili. E bisogna smetterla di lanciare appelli alla mobilitazione per nascondere la propria inefficienza».