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Pescara, 24/03/2026
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Data: 13/04/2013
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
«A rischio i servizi non le poltrone» Dai presidenti appello ai parlamentari per ridurre i tagli ai quattro enti

PESCARA La difesa delle poltrone per una volta non c’entra. Mettono le mani avanti, i presidenti delle quattro Province abruzzesi, per spiegare la loro protesta contro il decreto «paga debiti» del Governo, che riduce di un miliardo e 200 milioni di euro i fondi alle amministrazioni provinciali italiane. «Con questi tagli feroci non si annientano i politici, ma i servizi ai cittadini», spiega Guerino Testa, che guida l’ente pescarese. Nelle casse delle quattro Province abruzzesi entreranno 28 milioni 846mila euro in meno, che si aggiungono ai 7 milioni 286mila euro già cancellati nel 2012. «Questa mazzata equivale al default - commenta Enrico Di Giuseppantonio, presidente dell’ente chietino e dell’Unione Province Abruzzesi -. Significa non poter assicurare la manutenzione di oltre ottomila chilometri di strade nella regione, che già versano in uno stato pietoso; significa zero interventi per le scuole, per l’assistenza ai disabili, per il dissesto idrogeologico, per i centri per l’impiego. Oltre tutto siamo tra le Province che subiscono tagli superiori, pari al 53% dei consumi intermedi». In gioco insomma, dicono i presidenti, è la sopravvivenza non degli enti ma delle loro funzioni. «Non si sa neppure da dove partire per il bilancio di previsione, e forse non si arriverà nemmeno all’approvazione», dichiara Antonella Di Nino, vice presidente della Provincia dell’Aquila. «Rischiamo di andare in dissesto: siamo senza un euro, e corriamo il pericolo di non riuscire a pagare gli stipendi al nostro personale - aggiunge Mauro Martino, presidente del Consiglio provinciale di Teramo -. Se devono abolire le Province, allora lo facciano: a noi interessa che ci siano i fondi per l’edilizia scolastica, le strade, i centri per l’impiego». Le Province abruzzesi lanciano un appello ai parlamentari affinché intervengano per mitigare i tagli. «Stiamo preparando emendamenti al decreto, che dev’essere ancora convertito - spiega Testa - e presto li sottoporremo a tutte le forze politiche».

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