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Data: 13/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il modello Barca: sì alle primarie però niente cesarismo

ROMA Proporre di rifondare i partiti mentre la moda del momento punta alla loro abolizione somiglia moltissimo ad una miissione impossibile. L’ennesima alla quale si accinge Fabrizio Barca, uno dei capi della Fgci da ragazzino, dirigente poi di Bankitalia e del ministero dell’Economia, Ciampi boy e infine ministro rivitalizzatore dei finanziamenti europei per il Sud, che ieri ha presentato il suo atteso documento-proposta con l’esplicito obiettivo di rimettere in moto la sinistra italiana.
L’idea principale del documento è semplice: Barca è convinto che «senza una nuova forma partito non si governa bene l’Italia». Per questo Barca delinea un partito ”palestra” - come lo chiama - ovvero una struttura molto legata al territorio ma i cui dirigenti non siano destinati ad ”occupare” le strutture pubbliche. Anzi il ministro delinea una ferrea separazione fra gli eletti nelle istituzioni (gente competente e che sa scrivere le leggi) e i dirigenti del partito stesso la cui missione principale dovrebbe essere quella di ascoltare e legare il territorio, collegare i vari soggetti (imprese, sindacati, professionisti, etc.) che vi operano per far arrivare fino a Roma idee e soluzioni.
Nella proposta di Barca il partito ”rete” o ”palestra” dovrebbe marciare di pari passo con un rivolgimento della pubblica amministrazione.
«Bisogna cambiare il modo in cui, nella macchina dello Stato, vengono prese le decisioni», scrive Barca. Per il ministro è sbagliato pensare che «pochi individui possano dispongano della conoscenza necessaria per prendere le decisioni necessarie al pubblico interesse». Così come è sbagliato pensare che «una folla indistinta attraverso Internet possa decidere il meglio».
Che fare dunque? Barca lancia due formule: «mobilitazione cognitiva» per il partito e «sperimentalismo democratico» per lo Stato. Questo significa che il partito deve conoscere bene la realtà nella quale opera e lo Stato deve prendere le sue decisioni «apportando innovazione dopo il confronto fra tutti coloro che detengono esperienza e conoscenza».
In questo contesto il ministro non è contrario alle primarie ma si schiera nettamente contro ogni forma di «cesarismo».
Barca non fa mistero di volersi muovere in un contesto politico di unificazione fra Pd e Sel. E ha presentato le sue idee anche ai sindacalisti fra i quali ieri Carla Cantoni della Cgil pensionati. «Ma il mio è un contributo alla discussione - non si stanca di ripetere - Sarebbe grottesco se oggi mi candidassi alla segreteria del Pd».

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