PESCARA No trivelle in Abruzzo nè in terra nè in mare, sì all'Abruzzo regione verde d'Europa. Dietro lo striscione che ieri pomeriggio ha aperto a Pescara il corteo contro Ombrina e la petrolizzazione, c'era un mare di abruzzesi. Quarantamila per gli organizzatori, diecimila per la Questura. Di certo è stata la manifestazione più grande vista a Pescara da molto tempo a questa parte. Dalla Madonnina al teatro del mare il serpentone che, allungandosi nel suo percorso ha riempito due chilometri di strada, ha inondato la città di cori, bandiere, striscioni.
Duecentottantuno le adesioni di associazioni, 42 sindaci con il tricolore e i gonfaloni dei Comuni, e poi i presidenti delle due Province di Pescara e Chieti, tre diocesi, i pescatori, le piccole imprese, i partiti, i sindacati e davanti a tutti scout e piccoli studenti: tutti i volti dell'Abruzzo hanno risposto all'appello della mobilitazione per dire no allo sfruttamento petrolifero della regione, no all'istanza per la piattaforma Ombrina Mare 2 davanti alla Costa dei Trabocchi. Migliaia di voci, un grande coro che ha ribadito la voglia di difendere le ricchezze dell'Abruzzo verde, e da lì ripartire.
UN’UNICA VERTENZA
Un’unica, grande vertenza-Abruzzo: gli spezzoni del corteo mostravano ciascuno le loro cicatrici. Dall'Aquila lo striscione «No alle piattaforme, sì al parco e alla ricostruzione aquilana». «Le battaglie devono essere comuni contro la devastazione del territorio» dice Alessia, aquilana. Da San Giovanni Teatino, «No-Ombrina-No-Terna». E la Valle Peligna: «No-al-metanodotto». Dal Teramano il Comitato Beni comuni da anni si oppone alla petrolizzazione. Tanti dalla costa teatina. Arrivati anche su treni speciali. «Per uno sviluppo legato al turismo» dice Simone Lembo, Confesercenti Vasto. «Petrolio, ennesimo attacco al mare già martoriato» urla Ettore Primiceri della Piccola Pesca.
Il corteo dalla Madonnina è approdato alla Nave di Cascella passando per corso Vittorio Emanuele e corso Umberto. Poi, sulla spiaggia, è stato recitato un documento condiviso dai partecipanti, affidato alla voce e alla chitarra di Domenico Galasso e Stefano Barbati. «La manifestazione è partita dalla Madonnina, luogo simbolo perchè sotto attacco è il mare Adriatico -è la voce dal palco- Siamo per un Abruzzo sostenibile, turismo, produzioni alimentari, efficienza energetica, produzioni a basso impatto. E' già il presente». Poi la lettura dell'articolo 9 dello statuto regionale dedicato a territori, ambienti, parchi, acqua. «La mobilitazione è scattata dopo il progetto Ombrina, ma è solo una parte della deriva petrolifera con la strategia energetica nazionale». Alle istituzioni presenti è stato rivolto un appello: «Il potere di decidere il destino dell'Abruzzo sia restituito agli abruzzesi. E' il momento di impegnarsi insieme per tutelare natura e paesaggio, chiediamo il veto a insediamenti petroliferi entro le 12 miglia e lo stop al petrolio in Adriatico».