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Pescara, 22/03/2026
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Data: 14/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Da Cgil, Cisl e Uil sì al patto per l’impresa. Camusso: stop alla stagione degli strappi. Vicina l'intesa sulla rappresentanza sindacale

TORINO La risposta di tutti è: si, facciamolo questo patto tra produttori, questo patto di fabbrica, questa «santa alleanza». Rimbocchiamoci le maniche e suppliamo all’inerzia e all’incapacità della politica. Con proposte comuni e ricette per uscire da questa tremenda crisi. Anche Susanna Camusso, leader della Cgil, nella tavola rotonda che precede la relazione finale del presidente della Confindustria, Squinzi, sul palco del Lingotto si dice d’accordo: «Chiudiamo la lunga stagione degli strappi e delle divisioni». D’altronde la situazione del Paese è così deteriorata che occorre un’azione eccezionale. La crisi - dice - «è diventata come una valanga, bisogna trovare una rete che la fermi, la blocchi» impedendo che possa trascinare con sè tutto.
I CONTENUTI
Certo il contenitore del patto deve essere riempito. La Camusso ricorda i suoi contenuti: meno pressione fiscale su lavoratori, pensionati e imprese; redistribuzione del lavoro attraverso più contratti di solidarietà; più risorse agli ammortizzatori sociali. Dove prendere i soldi? Dai grandi patrimoni e rendite finanziarie e dalla lotta all’evasione fiscale, soprattutto. Oltre che dal taglio di sprechi.
In fin dei conti si tratta di ricette non troppo lontane da quelle degli imprenditori. Basta sentire Stefano Dolcetta, vicepresidente di Confindustria con delega alle relazioni industriali. Due i problemi da risolvere subito, attraverso il patto: recupero di competitività e aumento dei salari netti. In entrambi i casi il grimaldello è la diminuzione delle tasse sul lavoro.
Lo pensa anche il leader della Cisl Raffaele Bonanni, altro partecipante alla tavola rotonda: «Siamo schiacciati dalle tasse e da questa situazione dobbiamo uscire altrimenti l’economia non si riprende». Il patto dei produttori proposto dalla Confindustria? «Si può e si deve fare, per dare una sveglia alla politica» dice Bonanni. Che concorda anche sulla necessità di avere un governo subito. Altrimenti «nei prossimi giorni ci faremo sentire tutti insieme». Si va verso lo sciopero-serrata, lavoratori e imprese, proposto dal leader della Uil Luigi Angeletti? Bonanni non si sbilancia limitandosi a rispondere con un «vedremo».
Dal canto suo Angeletti (che non è a Torino) ribadisce il suo assenso al patto: «È evidente, ormai, che imprese e sindacati devono agire concordemente per affrontare la crisi economica e occupazionale, per chiedere la riduzione delle tasse sul lavoro e dei costi della politica e per puntare allo sviluppo del Paese. Adesso bisogna andare oltre le intenzioni e costruire, insieme, proposte concrete e non generiche definendo tempi, azioni e strategie con cui sostenerle».
LA PRIORITÀ
C’è una cosa però che è propedeutica a tutto il resto. Ed è ancora Susanna Camusso a ricordarlo: «Rimettere in ordine le relazioni fra le parti, ridefinire cioè la rappresentanza e le regole di democrazia». È da anni che i sindacati ci provano ma non trovano una linea comune. Ma di fronte all’emergenza economica e politica le cose cambiano. E stavolta potrebbe essere quella buona. Raffaele Bonanni ne è certo: «A giorni faremo la legge sulla rappresentanza sindacale e daremo una scossa alle relazioni industriali».

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