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Pescara, 24/03/2026
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Data: 14/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi scende in piazza «Governo forte o urne a giugno»

BARI Una piazza così per «Silvio forever» non si vedeva da anni. Più calorosa di quella romana, a piazza del Popolo. Più da campagna elettorale rispetto a quella. Più tendente alla lotta dura - anche se fino al venerdì il Pdl e Pd trattano, il sabato si scontrano piazza contro piazza e da lunedì riprendono a negoziare su Colle e governo - in quanto il Cavaliere vede allontanarsi in quete ultime ore le speranze di intesa e allora affonda i colpi dal mega palco di Bari su cui è ricomparso a lettere cubitali il vecchio slogan: «L’amore vince sull’odio». «E Silvio vince su tutto», è l’aggiunta in uno striscione sulla destra di piazza della Libertà, gremita, che è la stessa dei memorabili comizi baresi di Giorgio Almirante.
L’OMAGGIO DI EMILIANO

Qui c’è anche il Comune da cui il sindaco Emiliano (Pd, tendente a Grillo) ha voluto omaggiare l’ospite tramite un lungo lenzuolo rosso, appeso al suo balcone: «Caro Silvio, bentornato a Bari».
«Governo forte o voto subito», è il grido del Cavaliere. Il quale promette tra le ovazioni: «E questa volta, al voto, il candidato premier sarà io». E’ quello che tutti, anche i maggiorenti del Pdl scesi quaggiù, da Alfano a Gasparri, da Quagliariello alla Santanchè, da Anna Maria Bernini a Capezzone, vogliono sentirsi dire. «Silvio presidente della Repubblica», consiglia un grande cartello sulla destra del palco. Berlusconi incalza: «Bersani vuole i nostri voti ma non vuole fare il governo con noi, perchè siamo impresentabili. Ebbene, non ci stiamo. Noi siamo assennati e moderati, ma non abbiamo l’anello al naso! E in più, caro Pier Luigi, non siamo qui a pettinare le bambole, a smacchiare i giaguari e ad asciugare gli scogli. Ma è Crozza che scrive i testi a Bersani o è Bersani che li scrive a Crozza?».
LA SFIDA

Berlusconi chiede l’intesa, spinge per l’intesa, usa questa piazza per lanciare avvertimenti combat ma anche per mostrare la sua disponibilità governativa da statista che ha cuore le sorti della patria. E’ concavo e convesso, come da sua celebre autodefinizione. Ma la parte pungente fa premio su quell’altra. Ecco il consueto giochino da show, stavolta applicato al Quirinale. «Volete Ingroia suo Colle?». «Nooooo», risponde la piazza. «Volete Gino Strada?». «Noooo». «Preferireste la Gabanelli?». «Noooo». «Ho ancora un nome da proporvi. Siete pronti? Impazzireste di gioia se il futuro Capo dello Stato fosse Prodi?». E qui la piazza si scatena: «Maiiiii». E lui: «Peccato, è il mio candidato preferito. Però avete ragione voi: se Prodi diventa presidente, ce ne andremo tutti all’estero. Prodi ha osato attaccare la Thatcher, appena scomparsa, dicendo che all’origine della crisi economica attuale c’è stata la sua politica. Vi rendete conto? Un insulto vergognoso! Un oltraggio orrendo!».
«No Prodi, no governicchio»: ecco la linea. Berlusconi adesso porge la mano, ma senza fare la voce flautata che sa fare lui: «Se ci sarà un’intesa di governo e per il Colle rispettosa di tutti, noi ci saremo. Ma se qualcuno crede di ingannarci o di fare melina per tenerci buoni e poi mette su un governo di tassatori, allora quel qualcuno, cioè Bersani, si sbaglia di grosso». I comizi, comunque, si fanno così nei weekend. Poi arriva il lunedì e la trattativa prova a rianimarsi.

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