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Pescara, 24/03/2026
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Data: 14/04/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Quirinarie, a sorpresa spunta il Professore. La rete vota, il leader esulta: prova democratica. Ma i militanti insorgono contro i politici della “rosa”

ROMA Al termine del primo turno delle “Quirinarie”, i dieci nomi dei candidati al Colle, con le eccezioni annunciate di Emma Bonino e Romano Prodi, sono quelli che ti aspetti, e lo ammettono gli stessi militanti a cinque stelle. Bonino, Gian Carlo Caselli, Dario Fo, Milena Gabanelli, Beppe Grillo, Ferdinando Imposimato, Prodi, Stefano Rodotà, Gino Strada, Gustavo Zagrebelsky, in ordine alfabetico e senza l’indicazione del numero di preferenze. «Bastava sfogliare un quotidiano per leggere gli stessi identici nomi» commenta Giulia Di Vita, deputato siciliano, «stupita» per le scelte della rete. Paolo Becchi, l’ordinario di Filosofia del diritto considerato l’ideologo del movimento, storce il naso davanti al nome dell’ex premier così come davanti a quello dello stesso leader Beppe Grillo, ineleggibile a norma del “non statuto” per via dei procedimenti penali, come ricorda il “cittadino” Manlio Di Stefano: «Se non può stare in Parlamento, tantomeno potrà fare il Presidente. Cosa c’entra? – si chiede Becchi – Confesso che avrei preferito un secondo attacco hacker: se il nuovo che avanza nel M5S è Romano Prodi, siamo messi male». Grillo invece esulta: «Quasi 50 mila persone hanno potuto esprimere democraticamente» il voto «senza chiedere un euro a nessuno», dice, mentre «la coppia bed&breakfast Berlusconi e Bersani decideva in segreto il presidente dell’inciucio, un atto antidemocratico e ributtante». Sulla rete però si scatena la rabbia dei militanti contro i nomi del fondatore ulivista del Pd e della leader radicale. «Ma siamo pazzi? Andrebbero eliminati» commentano, «vecchi marpioni della vecchia politica» sono le reazioni, con qualcuno che ipotizza la presenza di infiltrati e il rischio di manipolazioni del voto, gestito dalla società di Gianroberto Casaleggio e certificato da una società privata. Ma dopo il primo rinvio a causa «di un attacco hacker» e nonostante i nuovi «numerosi attacchi al sito non è stato possibile alterarne la validità», il voto è valido: 48.282 iscritti al M5S hanno diritto a esprimere il loro voto, anche se il numero reale dei partecipanti non viene fornito. Sarà il secondo turno, fissato per domani, a scegliere il candidato al Colle del movimento. Dario Fo, però, si sfila: «Onorato, ma non ho l’età» dice, mentre il fondatore di Emergency, Gino Strada, ospite di Fazio, rivela quale sarebbe il suo primo discorso: «Non sarei il presidente di tutti. Non sarei il presidente dei corrotti, dei violenti. Mi piacerebbe essere il presidente dei diritti».

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