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Pescara, 24/03/2026
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Data: 14/04/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Lega Veneta espulsi 35 ribelli e scoppia la rissa. Spaccatura tra Tosi che impone la linea dura e Luca Zaia Il sindaco di Verona si allontana scortato dai carabinieri

ROMA Nella Lega è scattata l’operazione tolleranza zero: 35 esponenti veneti del Carroccio sono stati espulsi ieri dal partito, tra cui i responsabili delle federazioni di Vicenza, Venezia e Treviso, ora commissariate. Ma sono stati messi fuori dal partito anche l’ex deputata Paola Goisis e i consiglieri regionali Giovanni Furlanetto e Santino Bozza. Resa dei conti dunque al Consiglio nazionale del Veneto che si è tenuto in un paese alle porte di Padova, tra gli organizzatori della protesta anti-Maroni inscenata la scorsa settimana a Pontida e i bossiani di ferro. Ed è finita nel peggiore dei modi con Flavio Tosi, segretario regionale, che si è allontanato scortato dai carabinieri, mentre i militanti gli urlavano «traditore». Sono volati spintoni e ceffoni. Ferito l’ex segretario provinciale veneziano Paolo Pistolato colpito dal deputato veronese Matteo Bragantini, vice capogruppo alla Camera. Ieri sera era ancora in ospedale con un trauma cranico e una lesione all’occhio. Le espulsioni dei «ribelli» erano già nell’aria ieri mattina quando oltre un centinaio di militanti si sono presentati fuori della porta del Consiglio nazionale con un cerotto sulla bocca e la sciarpa verde di ordinanza leghista. La tensione era evidente, ma la situazione è degenerata quando si è capito che la maggioranza aveva votato a favore delle 35 espulsioni. Tra i primi ad uscire il Governatore del Veneto, Luca Zaia che ha parlato di «pagina indecorosa». Zaia non ha nascosto la sua contrarietà ai provvedimenti punitivi proposti da Flavio Tosi e decretati dal Consiglio. «Non ho diritto di voto, ma avrei votato contro – ha detto Zaia da sempre favorevole ad una linea morbida – avevo invitato ad accogliere alcune proposte che prevedevano la gradualità di opzioni che partivano dal richiamo e proseguivamo con la lettera fino all’espulsione». Di tutt’altra opinione Tosi che non ha ascoltato i richiami all’unità venuti da Zaia e ha difeso la decisione presa a Padova: «E’ stata eseguita un’operazione di ripristino delle regole che andava fatta». Contro di lui si sono scatenati gli insulti dei leghisti anti-maroniani che lo accusano di aver distrutto la Lega. Di certo, comunque, la bufera avviene appena un mese prima dalle prossime elezioni amministrative e in Veneto riguarda comuni chiavi che si ritrovano con le sedi del Carroccio commissariate, in pratica senza una guida. Lapidario il commento del segretario Roberto Maroni che ieri si trovava in Friuli Venezia Giulia, dove si vota a breve. «Se c’è qualcuno che protesta perché ha perso il suo posto in Parlamento, a questi dico che non c’è nessun diritto naturale ad essere parlamentare per sempre». E sull’unità del partito che ora sembra a rischio risponde: «C’è una sola Lega e se c’è qualcuno che ha voglia di disfare, pochissimi, questi sono accompagnati fuori». Ora gli espulsi guardano alle prossime mosse del Senatur. Vogliono capire qualcosa di più sull’associazione di cui Umberto Bossi pare abbia depositato le finalità in una studio notarile. Il fondatore del Carroccio però continua ad escludere la nascita di un nuovo soggetto politico. «Non sarò io a rompere la Lega». Ma le crepe sono sempre più evidenti.

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