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Pescara, 23/10/2020
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Data: 15/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alta velocità, sindacati contro Trenitalia

PESCARA L’alta velocità ferroviaria in Abruzzo è una questione di diritto e non di mercato. «Si continua a confondere il diritto degli abruzzesi a collegamenti ferroviari veloci con ragioni di mercato che nulla hanno a che vedere con il tema», affermano Filt Cgil e Fit Cisl Abruzzo dopo le parole dell’ad del gruppo Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, che ha escluso per l’Abruzzo la possibilità di collegamenti ad alta velocità.
Nella loro nota, Filt Cgil e Fit Cisl sostengono: «Riteniamo ineludibile un accordo di programma tra regioni del medio e basso adriatico e Ferrovie dello Stato, con il quale blindare l’utilizzo di materiale Etr 500 sulla linea adriatica fino a Bari, una volta che saranno entrati in servizio sulle tratte commerciali i nuovi Etr 1000. E’ assurdo che in un Paese come il nostro non si tenga conto della necessità di una politica dei trasporti, e di relativi investimenti, che dia possibilità di sviluppo a tutti i territori. Ed è ancora più assurdo che questa politica sia nelle mani di un’impresa ferroviaria e non del Ministero».
Per Filt Cgil e Fit Cisl il tema della presenza ferroviaria in Abruzzo assume contorni «ancora più foschi se si analizza il recente contratto di programma 2012-2014 stipulato tra il Ministero dei Trasporti e Rete Ferroviaria Italiana. Alle problematiche relative a Trenitalia, per le quali già si sciopera a livello nazionale, si aggiunge la questione aperta dal contratto di programma che, così com’è, sancisce l’arretramento definitivo a livello di infrastruttura ferroviaria della nostra regione che tra l’altro, è bene ricordarlo, è la Regione Verde d’Europa. Il disimpegno in termini di investimenti e di miglioramento delle linee è stato certificato e questo acuisce gli effetti negativi di un piano trasporti nazionale lasciato all’improvvisazione di pseudo tecnici o di pseudo imprenditori del settore: questo l’Abruzzo non lo merita ed ha tutti i diritti, oltre che i numeri, per chiedere una drastica inversione di tendenza».

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