ROMA Giovedì le Camere daranno il via alle votazioni per il nuovo capo dello Stato. Tra i nomi in corsa uno su tutti gli altri infiamma in queste ore la discussione ed è quello di Romano Prodi. Una chiara preferenza per l’ex premier viene espressa da Nichi Vendola che, ospite di Lucia Annunziata, auspica che per la scelta del nuovo inquilino del Quirinale si ricorra ancora una volta al metodo Boldrini-Grasso adottato per la scelta dei presidenti delle Camere. Le polemiche contro il leader di Sel da parte del centrodestra divampano subito, mentre una delle poche ipotesi di soluzione consensuale per la partita del Colle viene scartata dallo stesso diretto interessato, Giorgio Napolitano che, in un colloquio con ”La Stampa“, boccia definitivamente l’ipotesi di una sua riconferma al Quirinale. Sarebbe, dice il capo dello Stato, «una soluzione pasticciata», aggiungendo di «aver dato tutto quello che avevo da dare» e che una «marcia indietro sarebbe al limite del ridicolo».
Né contribuiscono a calmare le acque, soprattutto all’interno del Pd, le dichiarazioni di Matteo Renzi al Tg5 che nella sostanza suonano come uno stop a due candidati democrat di punta per il Colle, Franco Marini e Angela Finocchiaro. Dettosi invece a favore di un candidato in grado di raccogliere un ampio consenso che, per quanto fatto sapere informalmente dal sindaco di Firenze, corrisponde al profilo di Prodi, Renzi - che ironicamente comunica la propria iscrizione al partito anti-casta - sostiene che «sarebbe assurdo che fossero proposti nomi come quelli di Marini bocciato dagli elettori abruzzesi, oppure quello di Angela Finocchiaro, che rispetto, ma che ha usato la sua scorta come carrello umano per fare la spesa all’Ikea». In tutt’altra direzione l’ultima provocazione del sindaco che, ricordato il rinnovato proposito di Berlusconi di volersi candidare a premier in caso di elezioni, annuncia: «Allora io lo sfido. Perché - dice - non voglio mandarlo in prigione, come vorrebbe una parte della sinistra, ma in pensione».
IL PROFESSORE IRONIZZA
Intanto è lo stesso Prodi a ribattere al primo ukase contro la sua candidatura, lanciato nella manifestazione di sabato a Bari da Berlusconi con il suo «tutti all’estero se Prodi presidente». Nel corso della registrazione della trasmissione di Santoro ”Servizio Pubblico“ ironizza: «Non vorrei che per colpa mia si creasse un problema di emigrazione di massa», aggiungendo qualche scarna considerazione sulla partita per il Colle: «Posso solo dire che nella cosiddetta alla corsa al Quirinale non ci si iscrive e non ci si deve nemmeno pensare».
Parole che non tranquillizzano i seguaci del Cavaliere che, anche alla luce delle dichiarazioni di Vendola che si oppone a qualsiasi veto su Prodi e si richiama al metodo Boldrini-Grasso anche per il Quirinale, accusano il governatore pugliese - lo dice apertamente Fabrizio Cicchitto - di «puntare a teleguidare il Pd verso una radicalizzazione dello scontro politico». Secondo il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, «il metodo Boldrini applicato anche alla presidenza della Repubblica vorrebbe dire continuare l’occupazione da parte della sinistra di tutte le istituzioni». Diverso sembrerebbe essere l’atteggiamento del Pdl nei confronti di Giuliano Amato che, specie in caso di un’elisione reciproca delle altre candidature, potrebbe essere votato da una larga parte degli azzurri a partire dal quarto scrutinio.