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Pescara, 22/03/2026
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Data: 15/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
La via stretta di Bersani e torna in campo Amato. Senza un accordo preventivo con il Pdl palazzo Chigi rischia di sfumare per sempre

E adesso la speranza di Pier Luigi Bersani sta tutta nella voglia che ha Silvio Berlusconi di incontrarlo un’altra volta per trovare un’intesa sul Quirinale.
Senza accordo tra i due sarà infatti difficile per il segretario del Pd frenare la voglia che serpeggia tra i grandi elettori del Pd di votare al quarto scrutinio per Romano Prodi insieme ai grillini. Malgrado il Professore continui a tirarsi fuori dalla corsa e affidi alla sua portavoce, nonché parlamentare del Pd Sandra Zampa, dichiarazioni tranquillizzanti nei confronti del Cavaliere («sarebbe un garante vero anche di Berlusconi»), a largo del Nazareno non si nascondono i rischi di quella che definiscono «una forzatura, un dito nell’occhio del centrodestra» che «renderebbe difficile il tentativo di Bersani di mettere su un governo cercando la fiducia in Parlamento».
NIENTE INCARICO
Secondo i ragionamenti che si fanno in queste ore tra i più stretti collaboratori di Bersani, «con Prodi al Quirinale il centrodestra scatenerà la piazza e andremo al voto tra le macerie». Meglio quindi cercare sino all’ultimo la strada di un’intesa. Almeno provarci affidando ai soliti ambasciatori - per il Pd Migliavacca, Enrico Letta ed Errani e per il Pdl Alfano, Verdini e Gianni Letta - il compito di trovare una quadra non certo facile. Salvo ripensamenti ieri sera Berlusconi, ancora galvanizzato dal successo della piazza barese messa insieme da Raffaele Fitto, escludeva un nuovo faccia a faccia con Bersani prima della convocazione delle Camere. «Noi lo aspettiamo, ma comunque c’è anche il telefono», chiosa Nico Stumpo, deputato Pd e stretto collaboratore di Bersani. Malgrado il muro eretto dal Cavaliere, che non sposta di un millimetro la sua linea («presidente della Repubblica condiviso e governo di larghe intese con ministri del Pdl e del Pd, altrimenti le urne a giugno»), Bersani continua a tessera la sua tela affidando a Speranza e Zanda l’incontro con i due colleghi-capigruppo del M5S Lombardi e Crimi. A Speranza e Zanda ha anche commissionato un sondaggio telefonico interno ai gruppi del centrosinistra per verificare le preferenze di ognuno.
PDL VOTA BERLUSCONI
Resta il fatto che, numeri alla mano, senza un accordo molto stretto tra centrosinistra e centrodestra, sarà difficile arrivare all’elezione di un capo dello Stato nei primi tre scrutini nei quali la Costituzione chiede i due terzi dei grandi elettori. Infatti ognuno dei nomi più gettonati dal Pdl, come Amato, Marini e D’Alema, rischia di scontare franchi tiratori in tutte e due i principali schieramenti. Il dottor Sottile ha il no della Lega, di Sel e quello di una buona fetta del Pd. Il presidente del Copasir dovrebbe fare i conti con un pesante fuoco amico che già sette anni fa lo costrinse al passo indietro. Marini ha il no dei centristi di Monti, dei renziani e del Carroccio. Senza un patto di ferro, di cui per ora non si scorgono tracce, sarà difficile un’elezione nei primi tre passaggi di voto. E’ quindi probabile che ogni schieramento andrà con un proprio candidato di bandiera e, se così sarà, per il Pdl non potrà che essere Berlusconi, anche perché l’ipotesi di votare per Emma Bonino rischia di spaccare il gruppo. I giochi potrebbero quindi farsi dalla quarta votazione in poi. E’ a quel punto che Bersani conta in un soprassalto di disponibilità del Cavaliere. «Se Berlusconi non si fa avanti, rischia che il suo ”andiamo tutti all’estero” diventi la bandiera sotto la quale ognuno trova un motivo per votare Prodi», chiosa Bruno Tabacci, grande sponsor del Professore. «Se sarà così andremo in centomila sotto il Quirinale», ribatte l’ex ministro Fitto. Scenari da incubo per Bersani che a quel punto avrebbe serie difficoltà a spuntare quell’incarico che gli permetterebbe di presentarsi alle Camere. La tenacia di Renzi nel sostenere Prodi al Colle sembra spingere questa strategia che di fatto permetterebbe al sindaco di Firenze di aver ragione sul governo di scopo e dalla durata limitata e che lo porterebbe alla candidatura a premier alle elezioni nel giro di pochi mesi. A meno che Bersani e Berlusconi non cerchino un’intesa su Amato alla quarta votazione.

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