Si chiama “Filobus”, è una canzone scritta oltre 30 anni fa e, a distanza di tempo, è quanto mai attuale. L'autore del simpatico brano rock in dialetto teatino, visualizzato centinaia di volte su Youtube, è Carlo Scampoli, un avvocato di Chieti con la passione della musica. «Decisi di scrivere questo pezzo per gioco insieme a un mio amico, Pierluigi La Penna -racconta-. I filobus vennero bloccati, per un periodo di tempo, tra gli anni ’70 e ’80. E non riuscivamo ad accettare che venissero sostituiti dagli autobus. D'altra parte, la filovia è uno dei simboli di Chieti. Questa è una delle mie poche canzoni in dialetto e l'ho cantata durante diversi concerti». Canta Scampoli: «Sto sotto all'ospedale ad aspettare il filobus, sto sotto al cimitero ad aspettare il filobus. Ma ti arriva come una palla quella brutta cosa gialla. Io ho pianto disperato. Ridateci il filobus! Come facciamo? Il bussetto non lo vogliamo». E chissà se, dopo la notizia della riattivazione, “Filobus” avrà qualche “mi piace” in più.