Il Cavaliere: disponibili a una proposta Pd se collaboriamo
all’esecutivo. Faccia a faccia tra Pier Luigi e Monti
ROMA Mancano 48 ore dall’inizio delle votazioni per il successore di Giorgio Napolitano, che inizieranno con la seduta congiunta delle Camere alle 10 di giovedì. Ma il nome giusto per il Quirinale non è ancora uscito dal cono d’ombra delle trattative - sotterranee o alla luce del sole che siano - in corso da giorni tra le forze politiche. Ieri è stata la volta di un incontro tra Bersani e Monti, dal quale è uscita una nota congiunta in cui il segretario del Pd e il premier ancora in carica convengono che per il prossimo inquilino del Quirinale «bisogna ricercare la massima convergenza possibile tra le forze politiche per la scelta di un candidato autorevole che possa rappresentare l’unità nazionale, come indicato dalla Costituzione». Profilo piuttosto generico, quello indicato dalla nota, ma che almeno sembra corrispondere a due nomi tra quelli dati in corsa per il Colle: Giuliano Amato e Massimo D’Alema, polarizzatori, entrambi, di consensi anche al di fuori del proprio schieramento di partenza e che hanno coperto importanti incarichi istituzionali nel corso della loro vita politica. Poi, per quanto riguarda la capacità di «rappresentare l’unità nazionale», si incontra in Amato il presidente del comitato che per quasi due anni si è occupato delle celebrazioni per l’Unità d’Italia.
APERTURA DEL PDL
E per un possibile accordo su una proposta proveniente dal Pd, ieri sera sono arrivati segnali di apertura dallo stesso Berlusconi che ha detto di essere ancora in attesa, dopo l’incontro avuto con Bersani, che i democrat tirino fuori i loro nomi per il Quirinale: «Noi - ha detto il Cavaliere - potremmo aderire a una votazione per un candidato che potessimo ritenere adeguato, purché ci sia anche la possibilità di collaborare nel governo che auspichiamo sia messo in campo immediatamente».
Ad auspicare un’intesa sul Colle che «comprenda anche il centrodestra» è pure Pier Ferdinando Casini, il quale dice: «Noi lavoriamo per unire, non siamo a disposizione per eleggere un presidente della Repubblica che spacchi gli italiani, interpretato da una parte come ostile e dall’altra come amico». L’elezione del capo dello Stato, osserva il leader centrista, «non è la rivincita primarie del Pd e non è il primo tempo del congresso dello stesso partito».
PRODI SEMPRE IN CORSA
Intanto, nel quadro dei contatti a livello di gruppi parlamentari per la successione a Napolitano, l’incontro tra i capigruppo del Pd di Senato e Camera, Zanda e Speranza, con gli omologhi del M5S, Crimi e Lombardi, è stato rinviato a oggi, quando saranno noti i risultati delle ”quirinarie“ dei grillini, nelle quali è in corsa, suo malgrado, anche Romano Prodi.
Al professore bolognese vengono comunque date notevoli chances dal leader del Centro democratico, Bruno Tabacci, che per l’elezione del presidente della Repubblica sostiene sia «necessario trovare una personalità che ci aiuti a rappresentare il Paese nel migliore dei modi nel contesto internazionale. Al momento - afferma Tabacci - la partita è tra Amato e Prodi, solo loro hanno quella caratura internazionale che è fondamentale in un momento di crisi come questo».