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Data: 16/04/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Pd alla resa dei conti Renzi sotto attacco. Finocchiaro: accuse miserabili. Marini: parole gravi e offensive Il sindaco: sono amareggiato, ho solo detto quello che pensano tutti

ROMA «Non mi sono mai candidata a nulla. Trovo che l’attacco di cui mi ha gratificato Matteo Renzi sia davvero miserabile, per i toni e per i contenuti». Ormai la scelta per il Quirinale si lega strettamente alle trattative su palazzo Chigi e nel Pd il barometro segna tempesta. A far salire la tensione oltre il livello di guardia ieri ci ha pensato il sindaco di Firenze, che fa il tifo per Prodi e che dopo aver bocciato l’ipotesi Franco Marini, sostenuto dagli ex popolari, ha fatto a pezzi anche la possibile candidatura della ex capogruppo del Pd al Senato, colpevole di essersi fatta fotografare qualche mese fa mentre faceva la spesa all’Ikea con la scorta. Un “incidente” che è stato utilizzato da Renzi per eliminarla dalla corsa al Colle. E ieri è arrivata l’indignata replica . «Trovo inaccettabile e ignobile che un simile attacco venga da un esponente del mio stesso partito. Sono dell’opinione che chi si comporta in questo modo potrà anche vincere le elezioni, ma non ha le qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico e un uomo di Stato» sbotta la Finocchiaro. Anche Franco Marini, che secondo il sindaco sarebbe stato bocciato dagli elettori abruzzesi alle ultime elezioni, replica a muso duro e rispedisce al mittente l’accusa di voler andare al Quirinale utilizzando la sua appartenenza alla religione cattolica: «Non posso lasciar passare in silenzio parole tanto gravi e offensive. Premetto che io non mi sono candidato a nulla e non ho mai utilizzato l’appartenenza religiosa per chiedere o ottenere incarichi di qualunque natura. Con la sua lettera ( “Per il Quirinale non basta la fede”pubblicata ieri su Repubblica n.d.r.) invece è proprio Renzi che ha commesso il grave errore che mi addebbita: usare la religione a fini politici» attacca l’ex presidente del Senato. Nel Pd la tensione sale alle stelle e nel pomeriggio Renzi prova a parare i colpi. «Avverto molta amarezza. E personalmente mi sembra ingiusto essere attaccato così solo per aver detto quello che penso io e che pensano milioni di italiani. Se qualcuno vuole parlare la lingua dell’insulto, si accomodi. Io non raccolgo. Finché mi sarà possibile continuerò a dare il mio contributo perché l’Italia torni a competere e a sperare. E mi impegnerò perché il Pd diventi un partito vincente» scrive Renzi, che ribatte punto su punto alle critiche che due giorni fa gli aveva spedito Bersani e accende una nuova miccia nel partito. Una miccia corta, che spaventa il gruppo dirigente di largo del Nazareno e rischia di far implodere il Pd. Mentre ieri il sindaco di Firenze ha avuto un colloquio anche con Berlusconi al Teatro Regio di Parma in occasione del centenario di Pietro Barilla. Quel che è certo è che l’uscita del sindaco di Firenze ha spaccato ancor più il partito, che è alle prese con i dilemmi sui nomi da spedire al Quirinale. Il Pd è a rischio scissione? Intervistato dal Tg3, Enrico Letta fa capire che il rischio c’è. «Sono preoccupato perché i toni si sono alzati troppo. Dobbiamo essere uniti al nostro interno. Il Pd non può spaccarsi in questo momento. Vince chi unisce» ricorda il vicesegretario del Pd. La giornata è scandita da continui botta e risposta tra renziani e non renziani. Poi, al termine del faccia a faccia a palazzo Chigi con Mario Monti, Bersani incontra i capigruppo del Pd al Senato e alla Camera, Luigi Zanda e Roberto Speranza, e fa capire che per l’accordo sul successore di Napolitano le trattative non sono a un punto morto. Il segretario del Pd è infatti deciso a portare avanti lo schema di un’intesa «la più ampia possibile», come ha ribadito al termine dell’incontro con Monti. Chi sarà il candidato che riuscirà ad ottenere il più ampio consenso? Prodi, che sconta l’avversità di tutto il Pdl, avrebbe buone possibilità solo in caso di rottura con il centrodestra. Ma Bersani, che non rinuncia al governo del cambiamento, fa capire di avere in mente un altro nome: «Queste cose si chiudono all’ultimo...».

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