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Pescara, 22/03/2026
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Data: 17/04/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Accordo elettorale saltato, si indaga. Il sindaco Cialente iscritto nel registro degli indagati per voto di scambio: l’intesa con Fli non si fece

L’AQUILA La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo riguardante un accordo preelettorale, mai stato fatto, nel quale si ipotizza il voto di scambio. Per l’occasione il nome del sindaco Massimo Cialente compare nel registro degli indagati. Si tratta di una vicenda che ebbe grande eco prima delle elezioni comunali dello scorso anno, per via di una ipotizzata spartizione di posti. La proposta fu fatta a Enrico Verini e Luigi Faccia ma nei fatti non fu realizzata. L’offerta fu caratterizzata da una serie di polemiche e da un’interrogazione parlamentare dell’ex deputato aquilano Pierluigi Mantini. «Lo scambio era di tre pecore in cambio di un cammello», commenta il sindaco in vena di battute, «ma non ci siamo messi d’accordo e questo matrimonio organizzato è saltato. Invece sono riuscito a fare l’accordo con l’Italia dei Valori: quelli hanno preso solo quattro galline ed è andata bene». Poi la dichiarazione seria. «Ragazzi», dice il sindaco, «io ho applicato una legge dello Stato che è l’apparentamento; è chiaro che gli apparentamenti partono per via delle difficoltà che si hanno a fare le giunte, i governi e così via perché tutti coloro che partecipano è giusto che abbiano una rappresentanza. È giusto pure che ci siano assessori all’altezza. Dovete riconoscere che non ho fatto l’errore al quale mi costrinsero nel 2007, perché si condivide il ruolo politico. Dopodiché quell’accordo saltò perché la maggioranza non lo volle fare (quello con Fli, ndr), mentre approvò quello con la lista dell’Italia dei Valori e L’Aquila oggi». «Che cosa è successo?», prosegue il sindaco nella sua spiegazione, «è bene che si ricostruisca. “L’Aquila oggi”, che era il partito apparentato con me, aveva firmato l’accordo una settimana prima, che cosa fece? Rimase fuori perché nella divisione degli assessori era il partito che aveva preso di meno e non gli toccava alcun posto. Ed è passato a una grande opposizione; sarebbe forse più reato se si firma l’accordo e poi si passa all’opposizione perché non si prende l’assessorato». «Penso», conclude il sindaco dell’Aquila, «che probabilmente i magistrati non si sono letti la legge elettorale dei Comuni. Comunque, al riguardo, non mi è arrivata nessuna conclusione delle indagini. Per ora aspetto».

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