ROMA Un miliardo di euro, subito. È la richiesta che i sindaci del cratere, Massimo Cialente in testa, hanno messo sul tavolo del sottosegretario Antonio Catricalà, ieri a Roma. Con tanto di cifre dettagliate sulle pratiche bloccate: servono subito 821 milioni; tra qualche mese diventeranno 1,2 miliardi. Dunque scatta la corsa al miliardo per tamponare l’emergenza fino a fine anno. Difficile dire se, come e quando arriverà. Si è parlato di un decreto imminente, che potrebbe essere l’ultimo firmato da Napolitano o il primo del nuovo presidente della Repubblica. Di certo, per ora, c’è solo che il governo ha preso atto di una situazione al collasso. Lo stesso Catricalà ha confermato l’urgenza «di un intervento che consenta la prosecuzione delle opere senza interruzioni e si è riservato di riferire al Presidente del Consiglio per la ricerca da parte del Governo di adeguate soluzioni». Ovvero la palla passa a Monti. Il sottosegretario ha esaltato il lavoro di Barca e delle forze locali e «ha registrato con soddisfazione l’avvio di tutte le procedure necessarie alla ricostruzione e l’accelerazione nelle varie attività». Il tempo, però, stringe. Il governo è ormai agli sgoccioli ed è difficile capire che tipo di capacità di intervento abbia. Tanto che a un certo punto, nel corso del vertice, è stata paventata addirittura l’ipotesi di rinviare tutto alla legge di Stabilità (novembre). Ovviamente respinta con forza al mittente. Anche il ministro Barca ha sottolineato che «la richiesta dei sindaci è fondata», che «il governo ha preso atto dell’urgenza» e ha confermato «l’ordine di grandezza dell’intervento». Ovvero serve un miliardo entro pochi giorni. Dal tavolo di ieri non poteva uscire nulla di più e di diverso, ha aggiunto. La giornata romana non ha avuto affatto i crismi della protesta. Anzi. Anche perché le carriole - due in tutto, caricate nel bagagliaio del pullman - sono rimaste fuori da palazzo Chigi, bloccate dalle forze dell’ordine. Il sindaco e Stefania Pezzopane, allora, hanno «ripiegato» su un rapido giro nei dintorni. Con qualche intoppo al traffico e tra lo stupore dei passanti («Ma chi sono, i grillini?» ha detto un’anziana). A piazza Colonna allo sparuto gruppo partito dall’Aquila - solo 4 consiglieri comunali: Ianni, Nardantonio, Capri, Liris insieme a Pietrucci, Federico, Fulvimari e De Paolis - si sono aggiunti i sindaci di Prata (Paolo Eusani), Castel del Monte (Luciano Mucciante), Barisciano (Francesco Di Paolo), Fossa (Antonio Gentile), Pizzoli (con l’assessore Katia Dell’Aguzzo), il coordinatore delle aree omogenee Emilio Nusca, Giovanni Lolli, l’assessore Di Stefano, Piero Properzi, Ermanno Giorgi. Il vertice è durato un’ora circa. I commenti finali sono stati improntati al moderato ottimismo. «Il governo ha finalmente capito» è stato il leit motiv. La Pezzopane ha attaccato Chiodi, complice la visita concomitante del presidente dell’Emilia Vasco Errani per perorare la causa della sua regione: «È questa la differenza tra le due vicende. Il presidente Chiodi non era con noi a sostenere le regioni del cratere. Un grave segnale di indifferenza». Il sindaco si è spinto oltre ipotizzando già un piano operativo: «Il sottosegretario Catricalá ha accolto la richiesta di circa 1 miliardo per il 2013 da stanziare subito con un decreto. A questa cifra andranno ad aggiungersi le somme necessarie da inserire nella legge di stabilitá». Lolli ha detto che la logica si è ribaltata: «Ci sono molti più progetti che soldi in cassa, occorre cambiare le politiche». Liris ha sottolineato la presa di impegno di Catricalà, «ma non sappiamo quanto riscontro avrà in futuro». Di Stefano, nel suo inseparabile trolley, ha trasportato tutti i dati della ricostruzione: «Servono misure strutturali, bisogna riattivare il plafond Cassa depositi e prestiti».