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Data: 17/04/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Pd-Pdl cercano l’intesa: Amato in pista. Rischio franchi tiratori per i democratici

Domani il primo voto con la maggioranza dei due terzi. Resta l’ipotesi D’Alema, oggi possibile vertice Bersani-Berlusconi

ROMA Salgono le quotazioni di Giuliano Amato ma Grillo spiazza il Pd lanciando Milena Gabanelli e, in subordine, Stefano Rodotà, «un nome spendibile per il Pd». A 24 ore dall’inizio delle votazioni per il Quirinale con la riunione congiunta delle Camere fissata per le 10 di domani il nome del successore di Giorgio Napolitano resta ancora un rebus. E la corsa rischia di avere un effetto esplosivo nel Pd, lacerato tra correnti e tensioni che potrebbero impallinare nel segreto dell’urna il candidato ufficiale scelto dal segretario. Formalmente Pd, Scelta Civica e Pdl continuano a dichiarare di puntare a un candidato che possa riscuotere il maggior consenso possibile. Ma gli scenari restano opachi e tutto è ancora aperto. Salvo colpi di scena al momento imprevedibili però la possibilità che l’elezione del capo dello Stato possa avvenire entro i primi tre scrutini appare difficile. Questa sera Pier Luigi Bersani illustrerà ai gruppi parlamentari la strategia del partito e i nomi, o il nome, sul quale far confluire le preferenze democratiche. Ma l’incontro che avrebbe dovuto esserci in giornata tra il segretario democratico e Silvio Berlusconi è ancora in forse. Nel primo e finora unico faccia a faccia tra il Cavaliere e Bersani l’ex premier aveva chiesto al Pd di proporgli una rosa di nomi. «Noi potremmo aderire a una votazione per un candidato che potessimo ritenere adeguato purchè ci sia anche la possibilità di collaborare nel governo», spiega il Cavaliere ribadendo l’apertura a un presidente del centrosinistra. Ma l’incastro Colle-Governo non è detto che rimanga l’unica opzione per il centrodestra che negli ultimi giorni ha visto con crescente preoccupazione il consenso riscosso da Romano Prodi tra i democrat. Il Pdl potrebbe ora puntare su due nomi di «garanzia»: l’ex socialista Giuliano Amato e Massimo D’Alema. Sul primo però c’è il veto della Lega che invece appoggerebbe l’ex ministro degli Esteri o in subordine una donna. Su Giuliano Amato, candidato che sarebbe sostenuto anche da Scelta Civica, pesa l’anatema di Beppe Grillo che ieri ha lanciato il nome del costituzionalista Stefano Rodotà che potrebbe essere votato dai 5 Stelle a partire dalla quarta votazione, quando il quorum necessario per l’elezione si abbasserà. L’operazione «spiazzamento» tentata da Grillo potrà partire solo se Milena Gabanelli e Gino Strada, risultati prima e secondo nelle Quirinarie, rinunceranno alla corsa. Su Amato Grillo con il Pd è stato chiaro: «Se parlano di Amato parlano del cassiere di Craxi, se vogliono Amato si stanno suicidando». Ieri Bersani ha incontrato Anna Finocchiaro, Franco Marini e Luciano Violante, tre nomi finiti nel tritacarne della corsa. Marini e Anna Finocchiaro sono stati «impallinati» dalle critiche di Matteo Renzi. Bersani avrebbe però garantito a entrambi che sono ancora nella rosa dei candidati demoratici. La sfida per il Colle sarà durissima per Bersani che di fatto sul nome del futuro inquilino del Quirinale si gioca le fiches per uscire dallo stallo politico con un governo o con le elezioni anticipate. Ma Bersani si gioca nella partita molto di più. Oggi è il Pd il partito a maggior rischio di franchi tiratori. Per questo Bersani dovrà cercare di puntare su un nome che se non sarà capace di tenere unito tutto il Pd potrà comunque ottenere il consenso della stragrande maggioranza dei parlamentari. Per questo Massimo D’Alema è rientrato fortemente in gioco. Sull’ex ministro degli Esteri potrebbero convergere gli ex popolari e i giovani turchi. Sempre che Bersani non decida infine di puntare su un nome a sorpresa che ieri è cominciato a circolare: Sabino Cassese.

Rischio franchi tiratori per i democratici
Nella corsa per la presidenza della Repubblica si scarica anche lo scontro fra Renzi e il segretario

ROMA Qual è la strategia di Bersani? La domanda che circola tra i parlamentari Democratici spiega bene il clima che a poche ore dal primo scrutinio per il presidente della Repubblica si respira nel partito. Oggi a tarda sera il Segretario riunirà i gruppi di Camera e Senato e solo in quel momento si saprà se c'è un'intesa con il Pdl e Scelta Civica o se bisognerà ancora aspettare per avere un nome condiviso. Fino a ieri però, incertezza massima. Incertezza che potrebbe voler dire che per i primi due scrutini ci sarebbe l'indicazione della scheda bianca, e che qualcuno però interpreta come indecisione. Il frutto di un nervosismo accumulato in seguito alle scintille tra Bersani e Renzi che si scaricano sulla trattativa per il Quirinale. Uno dei motivi per cui il Segretario sta spingendo al massimo per un'intesa ampia con il centrodestra, trova spiegazione proprio nell'ultimo scontro con il sindaco di Firenze. L'elezione del presidente della Repubblica porta sempre con sé i franchi tiratori e il controllo dei voti non è mai completo neppure con un partito unito. Il ragionamento vale ad esempio per Giuliano Amato che trova resistenze tra i "giovani turchi" che propendono più per D'Alema. Nella sinistra del partito l'amo lanciato da Grillo prima con Milena Gabanelli e poi con Rodotà, non sembra trovare una vera sponda, nonostante il giurista raccolga diversi consensi e riceva l'appoggio degli alleati di Sel. I renziani partono ufficialmente con il nome di Prodi, l'unico che allontana l'accordo di governo e Bersani da Palazzo Chigi, a causa del muro alzato da Berlusconi che in quel caso andrebbe allo scontro totale. Su questo si gioca la vera partita del sindaco di Firenze che attraverso il Quirinale sta tentando di condizionare gli assetti interni e lavora con l'obiettivo di mettere fuori gioco il Segretario. Nel caso di accordo dall'inizio, i renziani non direbbero no ad Amato e, se il voto in tempi rapidi si dovesse allontanare, il risultato sarebbe comunque una sconfitta della linea bersaniana e aprirebbe il varco per la corsa alla leadership. «Noi concorriamo alla coesione, non c'è e non ci sarà nessuna scissione, ma è importante che ci sia un po' di rispetto, quello che è mancato in questo periodo» ha detto Matteo Renzi, commentando le critiche per aver impallinato le candidature di Anna Finocchiaro e Franco Marini. Per tutta risposta ieri Bersani ha incontrato entrambi e pure Luciano Violante: tre colloqui che non rendono chiare le mosse del leader del Pd che tiene coperte tutte le carte, soprattutto quelle di riserva. Gli ex popolari guardano allo scontro tra Renzi e il segretario senza schierarsi, con l'obiettivo però di riconquistare spazi. Nella partita del Quirinale coltivano il desiderio di riportare sul Colle un cattolico che manca da due settennati. Franceschini e Fioroni che puntavano su Renzi per costringere Bersani a un governo di larghe intese, ora sperano in un accordo con il Pdl per Franco Marini "non sgradito" al Cavaliere. Il secondo nome "cattolico" è quello di Romano Prodi che pur non convincendo tutti gli ex popolari, consentirebbe di recuperare il rapporto con Renzi e ricucire dopo le fibrillazioni di questi giorni che hanno fatto volare parole pesanti e un nuovo rischio scissione. La riorganizzazione dell'area moderata è una necessità e obbliga a scendere a patti con il sindaco di Firenze. In gioco c'è l'assetto futuro del partito, perché le grandi manovre a sinistra sono già cominciate, con l'Opa lanciata dal manifesto di Fabrizio Barca e Vendola che lavora al partito unitario.

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