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Data: 17/04/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Cialente e il miliardo ma serve un decreto. E De Matteis resta a casa: niente soldi, il solito bluff

A Palazzo Chigi la delegazione di amministratori del cratere e parlamentari Cautela del governo. Il sottosegretario Catricalà: «Cerchiamo le soluzioni»

INVIATO A ROMA «Ho il miliardo e ve lo dico/il governo ora ci è amico». Alle 11,40, un po’ come il signor Bonaventura della mitica striscia del Corriere dei Piccoli, il sindaco Cialente esce trionfante dall’incontro di Palazzo Chigi col sottosegretario Antonio Catricalà. Gli manca solo un piccolo particolare: l’assegno in mano da sventolare. Che, come nella striscia di cui sopra, è quel foglio sempre esposto al vento e alle intemperie. Non certo quelle della primavera romana che sa già d’estate, ai 26 e passa gradi di Piazza Colonna sotto l’obelisco. Vento e intemperie che si chiamano, oggi come domani, crisi economica, governo in scadenza, presidente della Repubblica a fine mandato, ministri (vedi Fornero) contrari a decretazioni d’urgenza, mancanza di fondi. Persino per finanziare la cassa integrazione, per cui si rumoreggia a parte, davanti a Montecitorio. Con altri abruzzesi. Figuriamoci, allora, per la ricostruzione dell’Aquila. Il governo frena l’entusiasmo del sindaco. Palazzo blindato e incontro a porte chiuse, a sera verrà fatta circolare una dichiarazione di Catricalà secondo la quale «ascoltate le relazioni dei sindaci, il sottosegretario ha registrato con soddisfazione l’avvio di tutte le procedure necessarie alla ricostruzione e l’accelerazione nelle varie attività. Ciò», prosegue la nota di Palazzo Chigi, «è dovuto all’impegno del ministro Fabrizio Barca e delle forze locali. Catricalà ha preso atto dell’urgenza di un intervento che consenta la prosecuzione delle opere senza interruzioni e si è riservato di riferire al presidente del Consiglio per la ricerca, da parte del governo, di adeguate soluzioni. In due parole il classico «Le faremo sapere». Tuttavia, complici due carriole e un po’ di amministratori di destra e di sinistra di buona volontà, la spinosa questione che nessuno vuole affrontare e che il sindaco porta addosso (pressoché da solo) come un macigno torna a varcare le ovattate stanze del Palazzo a quattro anni dal terremoto. E all’anno zero della ricostruzione. CARRIOLE. Stavolta non ci sono le macerie. Dentro le carriole caricate sul pullman già alle 7,15 ci sono pratiche, progetti e faldoni presi a caso da quella montagna di cinquemila pratiche ferme al palo perché senza soldi per finanziarle. Nella carriola, Stefania Pezzopane, neosenatrice scatenata sul social network Twitter, ci appoggia anche la borsa. Col tesserino. Ma il mezzo con la ruota non può accedere al perimetro di Palazzo Chigi. Tanto che la parlamentare aquilana deve qualificarsi («Sono una senatrice») prima di superare il varco della polizia. Ma lungo la strada li riconosceranno eccome, sia lei sia il sindaco Cialente. «Guarda, la Pezzopane. Ecco Cialente», esclama un insegnante che accompagna la sua scolaresca. «Sappiamo quello che è successo all’Aquila», dice una prof. «Anzi, che non è successo...». Attorno al piccolo corteo che prova a bloccare strade già bloccate, sì, ma di traffico, c’è simpatia, solidarietà. Ma conta poco, ai fini pratici. L’obiettivo è il Palazzo, dove si consumano gli ultimi atti del governo. È qui, con un provvedimento all’ultimo tuffo, che gli amministratori aquilani contano di piazzare il colpo. Come una puntata al volo alla roulette a pallina in movimento, comunque prima del rien ne va plus. IL COLLOQUIO. Nella delegazione che a fatica (per un problema alle liste dei componenti che si prenderà il quarto d’ora accademico) è ammessa al colloquio con il sottosegretario ci sono anche il parlamentare pescarese di Sel Gianni Melilla e l’ex parlamentare Giovanni Lolli. Ne escono dopo tre quarti d’ora con umori diversi, tra esaltazione e cautela. Così il sindaco: «Il miliardo arriverà in una ventina di giorni. Abbiamo ottenuto ciò che volevamo. È andata molto bene». Finché c’è stato Chiodi commissario sono state rimandate indietro somme. Noi siamo stati più bravi». Il sindaco parla anche del Quirinale. Chi firmerà il decreto per L’Aquila? «Si stanno approfondendo questioni di correttezza istituzionale, comunque al massimo tra 25 giorni avremo i fondi». «Abbiamo ottenuto», spiega Giovanni Lolli, «la disponibilità ad approfondire la strada del ritorno al sistema Cassa depositi e prestiti. Di certo, fino a quando non avremo ottenuto un meccanismo che funzioni in maniera stabile e ci assicuri, per i prossimi anni, un flusso di risorse certo, dovremo continuare a chiederlo e, se necessario, anche a batterci unitariamente per ottenerlo». Ne sa qualcosa Vasco Errani, presidente di Regione che non se ne sta a casa ed entra a Palazzo dopo gli aquilani. Alla fine della storia – all’ultima striscia di quello che, purtroppo, non è un fumetto ma un’amara realtà – l’invidioso Barbariccia (storico avversario del signor Bonaventura, ndr) vuole accendere la miccia/ma Cialente non s’arrende/il miliardo è là che attende.

E De Matteis resta a casa: niente soldi, il solito bluff

Opposizione in pezzi: in piazza anche uomini del Pdl ma non i centristi La polemica a distanza tra Roma e L’Aquila a colpi di comunicati al vetriolo

ROMA «Telefonate a Barca e ditegli se quello che sbandiera Cialente è vero». Il vicepresidente vicario del consiglio regionale Giorgio De Matteis al telefono si scaglia contro l’iniziativa del sindaco. Altri pezzi di opposizione, invece, come gli uomini del Pdl sono regolarmente nel gruppo delle «carriole». Carriole istituzionali, per la precisione. La «marcetta» su Roma non piace a tutti. E spacca anche l’opposizione, specie in consiglio comunale. Ma il pullman torna all’Aquila mezzo vuoto anche per colpa di defezioni importanti del centrosinistra. Fuoco amico sull’idea di Cialente, nata col «peccato originale» della mancata comunicazione urbi et orbi. «Ma sai», fa notare uno del centrosinistra, «c’era la Prima commissione alle nove e mezza». Vuoi mettere? De Matteis è un fiume in piena. «Ma quale vittoria? Questa sceneggiata inutile è l’ennesima riprova dell’incapacità del sindaco di guidare un processo così importante come quello della ricostruzione. Dove sta il miliardo? Non facciamoci prendere in giro. Il decreto? Non l’ha fatto un ministro in 8 mesi lo fa ora un sottosegretario? Che ha portato a casa Cialente? Nulla». A ruota la dichiarazione di Corrado Ruggeri (L’Aquila città aperta): «In merito alla richiesta dei consiglieri di minoranza, circa la convocazione di un consiglio comunale urgente e straordinario per la quantificazione delle risorse finanziarie residue, il presidente Benedetti ha assicurato che sarà convocato entro una decina di giorni. Riteniamo indispensabile la discussione in aula per accertare la reale entità delle risorse pienamente utilizzabili e la programmazione». MIRACOLI. In piazza Colonna passa Filippo Piccone: «Il problema sono i soldi, ma il Pdl è presente in questa battaglia. Non sono le manifestazioni a fare la differenza ma il lavoro che si fa all’interno. Basta strumentalizzazioni, da una parte e dall’altra: lavorare». Pierluigi Properzi, che il Pdl candidò a sindaco contro Cialente: «Mi sono candidato da aquilano e considero un risultato la convergenza di molte componenti su un’azione unitaria nei confronti del governo. Soprattutto del nuovo esecutivo. Collaborare non significa fiancheggiamento della maggioranza, ma chi non era a Roma non ha tenuto conto che era un incontro istituzionale cui non si può negare l’appoggio». E di miracoli, infine, parla anche il berlusconiano Capezzone, di corsa verso Montecitorio: «Il governo Berlusconi ha fatto un miracolo per le abitazioni, ora fare di più per le imprese e la ricostruzione. Tutti uniti, destra e sinistra, senza faziosità». Ha costruito e non ricostruito. «Ha fatto un miracolo, in nessun caso al mondo tutti coloro che hanno perduto una casa hanno potuto riaverla». Metà popolazione non è tornata nella propria casa. Nessuna risposta. Solo una pernacchia di sottofondo, effetto sonoro per le telecamere di una troupe».

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