ROMA Tirare avanti con meno di mille euro al mese. Ieri l’Inps ha diffuso i dati 2011 e disegnato un quadro nel quale meno di due anni fa il 44% dei pensionati italiani era costretto a vivere proprio con quei pochi soldi. Ma c’è di peggio, perché il 13,3% (dunque un pensionato su otto) incassava meno di 500 euro. Tutta colpa del sistema previdenziale, hanno tuonato i sindacati chiedendo in coro la rivalutazione degli assegni per fronteggiare la crescita dell’inflazione; un sistema che nel frattempo è stato anche sottoposto a dieta ferrea dalla riforma Fornero. E comunque utile a riequilibrare i conti, a leggere i dati forniti dall’istituto guidato da Antonio Mastrapasqua. Perché due anni fa la spesa complessiva per prestazioni pensionistiche, pari a 265,9 miliardi, era aumentata del 2,9% rispetto all'anno precedente, mentre la sua incidenza sul Pil era cresciuta di 0,2 punti percentuali (16,8% contro il 16,6% del 2010).
Nel 2011 i pensionati italiani erano 16,7 milioni (38mila in meno rispetto al 2010) e percepivano in media 11.229 euro. Vale a dire 352 euro in più (il 3,2%) rispetto all’anno precedente.
DONNE PENALIZZATE
Sempre nel 2011 gli uomini, in particolare, erano molto più fortunati in quanto, assegni alla mano, le donne incassavano il 30% in meno. A livello generale, il 23,1% riceveva tra 1.000 e 1.500 euro al mese, mentre solo il 32,8% ne incassava di più. Secondo la fotografia Istat, le pensioni di vecchiaia assorbono il 71,6% della spesa pensionistica totale, quelle ai superstiti il 14,7%, quelle di invalidità il 4,2%, le pensioni assistenziali il 7,9% e le indennitarie l'1,7%. Il 47,9% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,5% nelle regioni del Centro e il restante 31,6% nel Mezzogiorno. Il 67,4% dei pensionati è titolare di una sola pensione, il 24,8% ne percepisce due e il 6,5% tre.