Iscriviti OnLine
 

Pescara, 13/05/2026
Visitatore n. 753.944



Data: 30/04/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Presidente!». E stavolta Marini si commuove. Il trionfo al Senato

PESCARA - Figurarsi se ammetteva di essersi commosso. «Ma no, ma quando mai? E' tutto normale, va tutto bene. Eh beh, certo, è stata una bella vittoria, e ci mancherebbe. Ma sono tranquillo, non c'è nulla di strano. Tranquillo». Sarà. Ma ieri Franco Marini, quello che chiamano "lupo marsicano" facendo arrabbiare i suoi compaesani di San Pio che marsicani non sono mai stati, si è commosso. E come. Concorda anche Carmine Martino da Torre de' Passeri, la sua ombra: «Molto commosso».
Del resto non capita tutti i giorni di diventare presidente del Senato, e soprattutto non era capitato mai, da quando l'Italia è una Repubblica, che un abruzzese ascendesse alla seconda carica dello Stato. Franco Marini è da ieri nella storia, aveva già un bel curriculum da segretario sindacale-ministro-segretario di un partito e incarichi sparsi, ma vuoi mettere: la seconda poltrona dello Stato. No, dico: vuoi mettere.
La giornata seguita all'infernale nottata della terza votazione che in realtà era la seconda-bis era iniziata con il solito Marini. «Preoccupato io? Ma figurarsi. Ho dormito benissimo. Oggi risolviamo tutto, oggi ce la facciamo sia io che Bertinotti. Per lui sarà un po' più facile, ma insomma ce la faremo tutti e due». Che Primo Maggio, domani: due leader sindacali alla presidenza delle Camere, chi pensava al sindacato come ad un residuo del passato avrà di che meditare. Questo pensa il Franco che non può essere Francesco, pena l'annullamento della scheda (e nei corridoi di Palazzo Madama c'è chi canticchia beffardamente battistiano «Ti stai sbagliando chi hai visto non è, non è Francesco...»). Questo pensa, lo fa capire, ma non lo dice.
Poi a mezzogiorno e mezzo si torna a votare, e la fine è nota: Marini presidente, il primo abbraccio è per la coriacea Rita Levi Montalcini venuta a votarlo per quattro volte di fila, dimentica di un'età quasi centenaria, il secondo abbraccio lo strappa il neo-abruzzese Gavino Angius, capolista diessino eletto da queste parti, che come un leone aveva difeso nell'arena del Senato le chances del "corregionale". Felice e più sollevato, Angius: Marini a capo del Senato libera un posto per un abruzzese al Governo, insomma per quel Giovanni Lolli lasciato fuori da Palazzo Madama proprio dalla scelta di Angius. Marini saluta ancora il sempre più sfingeo Andreotti, attraversa fiumi di braccia che lo stringono e sale fino alla poltrona presidenziale, dove abbraccia Scalfaro e poi avvia il suo discorso d'insediamento, incorniciato dall'omaggio alle sue radici e alla sua gente dura e leale.
Dopo il discorso s'infila nella stanza del gruppo senatoriale della Margherita, e lì stappa lo spumante con Martino, ovviamente, e con il gruppo degli abruzzesi (D'Ambrosio, Linari, Iannamorelli e qualcun altro), oltre che con Rutelli («Io San Francesco d'Assisi, lui San Franco d'Abruzzo»), l'erede cislino D'Antoni e un deputato suo amico sicilianissimo che si chiama Fazio proprio come l'attendente di Montalbano. Il tempo di due parole, e i funzionari del Senato lo trascinano pressochè di peso nei suoi nuovi alloggiamenti per spiegargli cosa lo attende. «Ti abbiamo perso», si duole Martino, che gli rievoca in un attimo giornate di pranzetti a base di pesce a Pescara e di cene spacca-stomaco a San Pio. «Perso? Ma figurati. Adesso fammi organizzare un po'...», ma già i feroci funzionari lo portano via, via da Martino e dagli altri che avevano già conosciuto le rudezze degli addetti alle senatoriali cose («Qui non vi potete sedere, qui non potete stare, qui questo e qui quello») e misurato la distanza dal fresco passato casual accanto al Franco.
Più tardi Marini esce da Palazzo Madama per la visita d'obbligo al Quirinale, da Ciampi, e sulla piazza c'è gente che lo aspetta: un boato, «Presidente!», e lui tac , si commuove un'altra volta. Eh, vecchio "lupo", che scherzi gioca l'emozione.
In serata lo raggiunge l'invito di Ottaviano Del Turco ad unirsi a lui per i funerali del maresciallo capo Franco Lattanzio, martedì sera a Pacentro, dopo le esequie di Stato. Lui dice che farà di tutto per esserci, per la sua prima visita in Abruzzo da presidente del Senato. Magari, avrebbe preferito un'occasione più lieta. Ma tant'è, quella di ieri è stata una giornata bella ma difficile: anche il suo amico Edoardo Valentini lo ha lasciato, il suo caro amico.
Oggi volerà in Calabria, dove lo aspettano la moglie e il figlio, che lo avevano anticipato per una brevissima vacanza. Volo di Stato? «Ma zitti. Volo AirOne, vado da solo e pago io. Ho già comprato il biglietto. Oh, per chi mi avete preso? Mica sono cambiato».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it