ROMA Ci ha lavorato personalmente, chiuso nel suo studio al Quirinale, per l’intera giornata domenicale. Ha limato frasi, modulato concetti, nella consapevolezza che la straordinaria e storica circostanza di un Presidente della Repubblica che si presenta per la seconda volta davanti alle Camere per giurare sulla Costituzione, richiedesse una speciale cura e una particolare attenzione. Dunque tutto lascia presumere che Giorgio Napolitano questo pomeriggio pronuncerà un discorso di tono e contenuto diverso rispetto al passato. Limiterà al massimo le considerazioni di carattere politico-istituzionale, legate anche alla sua lunga esperienza personale che caratterizzarono il discorso d’insediamento di sette anni fa e si concentrerà piuttosto sull’emergenza multiforme che lo ha indotto, quasi costretto, a piegarsi alle insistenze dei partiti e ad accettare l’investitura. D’altra parte, sin dal momento in cui ha appreso della rielezione, Napolitano ha preannunciato che spiegherà i termini entro i quali ha ritenuto di accettare il bis. Dunque, un’accettazione «condizionata» nota ai suoi interlocutori, che diventerà oggi di pubblico dominio. Il che significa che il capo dello Stato ha chiesto garanzie e ha posto o si accinge a porre paletti e condizioni precise a chi gli ha chiesto questo supremo sacrificio per l’interesse nazionale.
IL GOVERNO
Ebbene non è difficile immaginare che al primo posto delle proccupazioni di Napolitano ci sia la formazione del governo, impresa che non gli era riuscita all’indomani del voto per i veti incrociati dei partiti. C’è l’esigenza di fare presto, di non perdere ulteriore tempo a sessanta giorni dal voto con un Paese in panne. E l’appello ai partiti sarà pressante, forse anche ultimativo. Quei «termini» cui allude Napolitano comprendono anche un’indicazione - per così dire - temporale dell’impegno che il capo dello Stato si è assunto? Come è noto, la Costituzione non prevede un’ipotesi del genere e Napolitano - sempre molto attento alla forma e alla sostanza del dettato costituzionale - non presterà certo il fianco a forzature. Ma è immaginabile che per un uomo di 87 anni la prospettiva di un secondo settennato pieno può apparire eccessiva.
LE RIFORME
Ci sarà quindi presumibilmente un itinerario di riforme - a cominciare dalla nuova legge elettorale - che Napolitano raccomanderà, ma non più con semplici appelli, prima di considerare eventualmente esaurito il suo compito.Ma ciò che davvero è diverso rispetto al passato è il clima e il contesto con cui Napolitano s’insedia per la seconda volta al Quirinale. Non è il Presidente che nel maggio 2006 era stato eletto da una risicata maggioranza di centro-sinistra e che doveva proporsi come «il Presidente di tutti». E’ il capo dello Stato che raccoglie l’appello disperato dei partiti e veste, suo malgrado, i panni del regista per salvare il sistema politico-istituzionale dall’implosione e dal collasso. I costituzionalisti hanno sempre osservato che i poteri presidenziali sono elastici e che quando i partiti sono deboli il Quirinale si rafforza. Con l’elezione di Napolitano molti argini sono stati superati e c’è chi sostiene che - al di là del rispetto sacrale che lo stesso capo dello Stato nutre per i principi costituzionali - si sta passando ad un presidenzialismo di fatto, senza il sigillo dell’investitura popolare. Il che rende ulteriormente necessario un aggiornamento delle regole con una revisione organica della Costituzione.