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Pescara, 22/03/2026
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Data: 22/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Grillo si corregge: golpettino furbo voteremo le leggi giuste

ROMA Quello che resta della marcia su Roma di Beppe Grillo è una conferenza stampa iperaffolata e un comizio annullato per sovrannumero di telecamere e manifestanti. Succede nel pomeriggio quando l’ex comico arriva in piazza Santissimi Apostoli - quella che fu dell’Ulivo e della sinistra - ed è costretto al dietrofront per impossibilità di accesso. Viene issato allora sul tettino di un’auto, circondato dal servizio d’ordine e dagli uomini della Digos e urla: «Arrendetevi!». Il suo pezzo forte. Poi ha chiesto ai suoi: «Dov’è il palco con il microfono?». Risposta: «Non c’è, i romani non lo hanno montato, anche perché in così poco tempo non sono riusciti a trovare né gli altoparlanti né il generatore». Grillo è sbiancato; si è passato la mano tra i capelli, è sceso dal tettuccio ed è ripartito.
Eppure qualcosa di questa fugace apparizione romana resta. Quella che il leader 5Stelle aveva definito infatti una «conferenza stampa» è stata in realtà un comizio vero e proprio (convocato nella Città dell’Altra economia, al quartiere Testaccio). Nella sala si fa fatica a respirare. Sin dalle prime parole è evidente l’abbassamento dei decibel. Il «golpe bianco» che diventa un «golpettino istituzionale». Ci scappa anche un «voteremo le leggi giuste». La rabbia che si stempera nelle battute ad effetto. Ma sul bis di Napolitano al Colle: «Invece serve un Presidente che garantisce il culo giudiziario a Berlusconi e a salvare Mps». Ecco allora Giuliano Amato che rimane per Grillo «l’ex tesoriere di Bettino Craxi». Enrico Letta, «quello che di professione fa il genero o il nipote, non l’ho mai capito bene, dell’altro Letta». Sistemati i due papabili per la presidenza del consiglio il leader genovese ha ammesso di essere rimasto deluso: «Qui a Roma mi aspettavo di trovare milioni di persone ma non è per questo che ho rinunciato: io eri sera potevo venire per il comizio. Stavo fremendo. Ma avevo paura che la mia presenza potesse scatenare violenze».
SIAMO SCEMI
Accanto al capo ci sono i parlamentari con in testa i due portavoce Lombardi e Crimi. Dopo un’ora di soliloquio, Grillo comunica che saranno ammesse le domande. Ma le sue risposte sono talmente lunghe che solo pochi giornalisti riescono a porgliele. Il tono è sempre lo stesso. Tra il serio e il semiserio. «...è Crimi che crea l’ingovernabilità stando in un hotel alla Stazione Termini, questo signore che vedete qui accanto paga 39 euro per una stanza che divide con un altro attivista». E il portavoce lo corregge: «Ti sbagli siamo in 3». Ancora Grillo: «Al Monte dei Paschi sono spariti miliardi ma la nostra Lombardi non sa come giustificare 250 euro. Che volete, noi siamo scemi». E ironizza: «Ho letto che ho 13 società offshore in Costarica e un grande resort. Se lo trovate siete miei ospiti...». Poi elogia Crimi, («è bravo, non me l’aspettavo») attacca Sallusti, Gasparri e la stampa che «mi dipinge come Hitler».
I VESPASIANI
La parte dedicata al Quirinale irrompe di tanto in tanto senza che vi sia necessariamente un filo logico. «Hanno votato in quei seggi che mi sembrano Vespasiani. Quando era sicuro il quorum si sono applauditi tra loro». Accende il suo Ipad, si fa dare un paio di occhiali bicolore alla Lina Wertmuller e legge i suoi appunti: «Quel giorno al Quirinale me lo ricordo. Parlai quasi sempre io, il presidente annuiva e diceva solo: ma li avete i numeri?». Ogni tanto la rabbia risale e allora Grillo fa l’espressione di chi sta per arginare un attacco di bile e si prende in giro da solo, «mi devo calmare, sono l’uomo più pericoloso d’Europa....».

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