Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/03/2026
Visitatore n. 752.479



Data: 23/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Napolitano bacchetta i partiti: intese e alleanze non sono un orrore. Governo lungo e spunta l’arma delle dimissioni anticipate

ROMA A Massimo Cacciari è parso un dramma di Jonesco: l’assurdo era che più Giorgio Napolitano - nel suo discorso di ieri alla Camera dopo il giuramento - bacchettava i partiti, colpevoli di «una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità», che lo hanno costretto ad accettare la nuova elezione, e più i rappresentanti delle forze politiche lo sommergevano di applausi. Con una visibile eccezione, quella dei parlamentari di M5S, contegnosi ma che mai hanno battuto le mani. Dopo aver giurato fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione, e smaltito i tre o quattro momenti in cui la commozione lo ha vinto, il capo dello Stato è entrato nel merito della situazione che lo ha reso, per responsabilità altrui, protagonista della «scelta eccezionale» di essere il primo presidente della Repubblica ad essere confermato per un secondo mandato.
TATTICISMI
L’accusa di Napolitano era che nel corso della scorsa legislatura come nelle prime confuse settimane dell’attuale, a una fondata e pressante domanda di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica «non si sono date soluzioni soddisfacenti: hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni, calcoli di convenienza, tatticismi».«Imperdonabile», a questo proposito, ha detto il Presidente la mancata riforma della legge elettorale. Come «non meno imperdonabile è il nulla di fatto in materia di pur limitate riforme della Costituzione, mai giunte ad infrangere il tabù del bicameralismo paritario». Ricordato di aver speso «tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordità delle forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per uscire da uno stallo fatale», il capo dello Stato è risalito a quella che, a suo avviso, è la causa principale di questa situazione di stallo: «Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, che è segno di una regressione». Premesso che a 56 giorni dalle elezioni, si deve senza indugio formare un governo, Napolitano ha affermato che «la condizione è una sola: fare i conti con la realtà delle forze nel Parlamento» e dove, «sulla base dei risultati elettorali, non c’è partito o coalizione che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a sufficienza per poterlo fare con le sue sole forze». Di qui la «necessità di intese tra forze diverse per far nascere e vivere un governo oggi in Italia». E alla luce di questi dati, il capo dello Stato che col nuovo mandato ha di nuovo in mano l’arma dello scioglimento delle Camere, aggiunge, in uno dei passaggi più determinati del suo discorso: «Ho il dovere di essere franco: se mi troverò di nuovo davanti a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al Paese. Non si può più sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca di soluzioni praticabili».
Napolitano rivolge un monito anche al M5S: «Apprezzo l’impegno con cui il movimento, largamente premiato dal corpo elettorale, si impegna alle Camere. Quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella avventurosa e deviante della contrapposizione tra piazza e Parlamento. Né può reggere e dare frutti la contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono, da ben più di un secolo e ovunque, i partiti». In conclusione l’invito a tutte le forze politiche a «prendersi con realismo le proprie responsabilità». Quanto alle proprie, Napolitano dice di accingersi al suo secondo mandato «senza illusioni», ma promettendo di restare «fino a quando la situazione del Paese e delle istituzioni me lo suggerirà e comunque le forze me lo consentiranno». Incondizionato e bipartisan l’apprezzamento dei leader politici per Napolitano, con l’eccezione dei grillini che lo hanno trovato carente dal punto di vista delle «garanzie». Al contrario, per Silvio Berlusconi si è trattato del «discorso più ineccepibile e straordinario che abbia mai sentito in 20 anni». Un intervento si «efficacia eccezionale», secondo Pier Luigi Bersani. Mentre, per Pier Ferdinando Casini, il Presidente «è stato grande: ha messo tutti davanti alle proprie responsabilità».
La giornata di Napolitano, iniziata con l’atto delle dimissioni che chiudevano il suo primo mandato, è proseguita col giuramento e il discorso a Montecitorio, dove è stato accolto dai presidenti Boldrini e Grasso. Poi l’omaggio all’Altare della Patria, accompagnato dal premier Monti e, infine, il rientro al Quirinale applaudito da passanti e turisti.

Governo lungo e spunta l’arma delle dimissioni anticipate

L’ANALISI
ROMA Le previsioni della vigilia non sono state smentite. S’immaginava che il tono e il taglio del discorso d’investitura di Giorgio Napolitano sarebbe stato assai diverso rispetto a quello del maggio 2006. Le stesse ragioni della nuova candidatura di fronte all’incapacità delle forze politiche di eleggere un successore rendevano quasi inevitabile il «redde rationem», con la durissima requisitoria nei confronti dei partiti sordi fin qui ai suoi appelli per le riforme. Altrettanto prevedibile, in qualche modo, era il monito del capo dello Stato agli stessi partiti perché si assumano le rispettive responsabilità. Condito però con un avvertimento supplementare: in caso contrario egli «ne trarrà le conseguenze dinanzi al Paese», cioè potrà anche rassegnare le dimissioni. Ci sono, tuttavia, altri aspetti non meno significativi del messaggio presidenziale. Il primo è rappresentato dal fatto che Napolitano ha voluto sgomberare il terreno dalle interpretazioni di quanti hanno letto la sua rielezione come una sorta di preludio ad un presidenzialismo di fatto. Su questo punto, il capo dello Stato è stato molto netto e chiaro sottolineando che si accinge al secondo mandato senza «pretese di amplificazione salvifica delle proprie funzioni».
LA COSTITUZIONE COME FARO

Il che significa non travalicare il ruolo che la Costituzione attribuisce al capo dello Stato, rivendicare la funzione di arbitro imparziale e di «fattore di coagulazione». Sotto questo aspetto egli ha legato con un «filo rosso» il discorso d’investitura di ieri con quello di sette anni fa. Allora egli auspicò che fosse vicino il tempo di una «democrazia dell’alternanza» in Italia. Oggi realisticamente ricorda che quando quest’alternanza non è possibile le forze politiche devono convenire che servono «soluzioni condivise» per il governo e per le riforme di cui il Paese ha urgente bisogno. Una soluzione d’emergenza, lascia intendere Napolitano; ma una via che non può essere elusa o demonizzata. Perché è sulla base di una legge elettorale sciagurata, che le stesse forze politiche non sono riuscite «imperdonabilmente» a cambiare, nessun partito è in grado di governare da solo.
GLI SCHIERAMENTI

E d’altra parte va respinta con forza quella «sorta di orrore» per l’avversario che ha portato a vent’anni di contrapposizione faziosa ed aggressiva, di delegittimazione tra gli schieramenti contrapposti. Quindi è inutile richiamarsi a presunti «patti» con gli elettori soggiunge Napolitano (riferendosi al Pd) se non ci sono alternative alle soluzioni condivise. Sui termini di questa soluzione, il capo dello Stato non si esprime: l’unico vincolo è la necessità che il prossimo governo abbia la fiducia delle Camere. Tocca al governo stesso darsi il programma e la prospettiva temporale che riterrà opportuna. Ergo: potrebbe essere un governo di lunga durata. Ma c’è un punto sul quale egli è irremovibile: non può e non vuole rassegnarsi all’ingovernabilità.C’è poi un altro punto che rende il discorso di Napolitano particolarmente incisivo. Egli non solo non ha voluto ignorare la forte ventata di cambiamento introdotta dal successo elettorale di Grillo e dalle novità connesse alla Rete ma ha cercato in qualche modo di metabolizzarli e di favorirne l’inclusione nel sistema politico, indicando la via maestra del confronto parlamentare anziché quella «avventurosa» della piazza. Un ultimo punto riguarda le ipotesi sulla durata del bis. Come prevedibile, Napolitano non ha fissato limiti temporali al suo nuovo impegno, ma si è riservato di decidere in futuro, in base alla situazione del Paese e delle istituzioni e ovviamente in base alle proprie forze.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it