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Data: 23/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Friuli, vince Serracchiani. Tracollo M5S. La governatrice: ma quanti errori dal mio partito

TRIESTE Mentre a Roma la "ditta" brucia, a Trieste Debora Serracchiani serra le file delle truppe Pd e strappa una vittoria di strettissima misura conquistando la Regione Friuli Venezia Giulia. L’eurodeputata, 43 anni, avvocato a Udine, vince con il 39,03% sul presidente uscente Renzo Tondo, protagonista di una rimonta appassionante (all’inizio degli scrutini pareva sotto di una decina di punti), ma fermatosi in serata allo 0,3% sotto la rivale politica. Tutto questo in un desolante perimetro di non voto: il 49,51% dei cittadini ha disertato i seggi, segnando un triste record che esprime una lontananza sempre più severa della società reale dal mondo politico.
Il MoVimento 5Stelle non è riuscito a far vincere il proprio candidato Saverio Galluccio, che è giunto terzo totalizzando il 19,2%, perdendo ben 8 punti percentuali e quasi 100 mila voti rispetto all’exploit di febbraio alle politiche. Quarto e parimenti non eletto Franco Bandelli di «Un’altra Regione», un movimento civico nato per apostasia dalla destra triestina che ha raccolto però quasi 13mila voti. A Renzo Tondo ne sarebbero bastati meno di duemila per sorpassare Serracchiani, ma nessuna trattativa è stata formalizzata nelle settimane che hanno preceduto il voto.
Ora il centrosinistra torna al governo del Friuli a cinque anni dalla inaspettata e clamorosa sconfitta di Riccardo Illy,
LE RAGIONI DELLA VITTORIA
Il successo della neo-presidente della Regione ha diverse spiegazioni, non certo il solo ruolo di Bandelli. Innanzitutto quello dell’ex sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello, che da solo ha raccolto 9mila preferenze (in assoluto il candidato consigliere più gettonato) e ora si prepara al ruolo di vicepresidente. Importante anche l’assenza di un competitore a sinistra (la lista degli ingroiani è stata stoppata per un vizio di forma) e l’indebolita tenuta di un centrodestra falcidiato, assai più del Pd, dalla duplice inchiesta penale e contabile sui rimborsi spese dei gruppi politici in Consiglio regionale.
In ogni caso il terremoto nazionale dei Democratici, se ha senz’altro sconcertato i quadri locali del partito, non ha tuttavia scomposto più di tanto gli elettori Pdi, che hanno risposto in misura più compatta degli avversari di fronte all’avanzare del non voto.
LE DIVISIONI
Resta da precisare, tuttavia, che la distribuzione dei consensi ha disegnato curiosamente la Venezia Giulia da una parte (dove Serracchiani ha distanziato di 15 punti Tondo in provincia di Gorizia e di 10 a Trieste) e il Friuli dall’altra: ha prevalso infatti il presidente uscente sia nella circoscrizione di Udine che in quelle di Pordenone e della montagna. A fare la differenza è stato proprio l’eccessivo divario di voti nelle province giuliane.
«Sarò la presidente di tutti», ha affermato non a caso in serata Debora Serracchiani, consapevole oltretutto di rappresentare un elettorato attivo che pesa per il 20% reale e di dover combattere una prima, decisiva battaglia sul fronte del dilagante disagio sociale ed economico con le armi spuntate di un’autonomia speciale indebolita dalle manovre finanziarie nazionali: il bilancio della Regione viaggia ormai attorno ai 4 miliardi di euro dei quali 2,6 servono a sostenere i costi della Sanità.
Mentre lei riceveva i pronti complimenti telefonici di Matteo Renzi, al quale si è richiamata nella seconda fase della campagna elettorale dopo un primo "patto" con il candidato premier Pier Luigi Bersani, Renzo Tondo assicurava che resterà in Consiglio a fare opposizione.
E che non presenterà alcun ricorso nonostante l’incollatura che distanzia i suoi consensi da quelli della vincitrice: «Non se ne parla nemmeno: la nostra Regione - ha spiegato - ha già abbastanza problemi».

La governatrice: ma quanti errori dal mio partito

L’INTERVISTA
TRIESTE La vittoria «sul filo di lana» che l'ha portata ieri a vincere le elezioni per la presidenza del Friuli Venezia Giulia l'ha dedicata «alla famiglia» nel mentre il suo pensiero è già alle tappe del lavoro che l'aspetta.
«Comporrò la Giunta nel più breve tempo possibile e voglio lavorare sulle competenze», ha detto infatti ieri sera Debora Serracchiani, non appena i numeri avevano certificato la sua vittoria.
Presidente, una vittoria di Serracchiani o del Pd?
«È una vittoria di Debora Serracchiani, della squadra, del Pd e delle tante persone che hanno creduto sin dall'inizio con me in questa possibilità, mettendoci cuore, passione testa».
Arrabbiata con il suo partito dopo quello che alla vigilia dell'apertura delle urne in Friuli Venezia Giulia andava combinando a Roma?
«Sicuramente sono tante le persone anche da non ringraziare, soprattutto nelle ultime ore. Mi dispiace per il mio partito, per gli errori che sono stati fatti, ma spero che questo risultato faccia capire che i territori meritano più rispetto. Qui c'è gente che tutte le volte che viene chiamata da Roma per organizzare gazebo o per fare il porta a porta risponde: presente! Ci meritiamo più rispetto e un partito che non ci crei imbarazzo».
Era convinta di farcela?
«Ho sempre detto che chi avrebbe vinto lo avrebbe fatto per pochi voti e così è stato. Ma sono felicissima, perché ha lavorato tanta gente, la campagna elettorale è stata lunghissima e non ci meritavamo di rimanere sotto le macerie di Roma. Credo che il Friuli Venezia Giulia con questa vittoria abbia ancora una volta dimostrato la propria specialità e autonomia».
Oggi ci sarà la Direzione nazionale del Pd. Che messaggio porterà?
«Siamo diventati una bestia rara: un centrosinistra che vince non si è mai visto. Ci sarà la Direzione e sarà intensa, il Friuli Venezia Giulia dirà la sua».
Quasi il 50% degli aventi diritto non è andato a votare. Che analisi fa?
«È un dato che ci pone l'obbligo di una riflessione. La gente non guarda più alla politica come ad una soluzione. Dobbiamo impegnarci tutti insieme a far sì che essa torni ad essere centrale, importante, pulita e che soprattutto serva».
Pensando al primo partito regionale, quello dell'astensione, che appello rivolge all'opposizione in Consiglio regionale?
«Dacché mi sono candidata, nel luglio del 2012, ho detto che serve uno sforzo collettivo e che occorre rimettersi in gioco a prescindere dalle provenienze e dalla tessere di partito. Sarò perciò pronta a lavorare in questa direzione, un lavoro fatto sulle competenze, perché sono consapevole dell'enorme lavoro che ci aspetta».
Il Movimento 5 Stelle non ha sfondato. Il suo candidato non entra in Consiglio e il partito ha registrato il 13,7% Se l'aspettava?
«Per il momento il M5S si è fermato a Udine».

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