PESCARA La situazione è grave ma non è seria. Il malessere abruzzese scaturito dopo il mancato appoggio della Pezzopane alla candidatura di Marini al Quirinale continua a regalare spunti ogni giorno. Nel menù di giornata oggi infatti finiscono un consigliere di Chieti che esterna in pieno consiglio, il Pd di Pescara che rinfaccia alla Pezzopane un fastidioso protagonismo e D’Alessandro che chiede al Pd di attingere alle forze del territorio nazionale citando tre nomi renziani.
Partiamo da Chieti dove il consigliere comunale Gabriele Salvatore si è autosospeso dal partito e dal gruppo per «protesta contro gli inciuci» perpetrati a Roma. Resta in attesa di chiarimenti. Lo ha comunicato in apertura della seduta di ieri dell'assemblea civica. «Lo capisco - commenta il segretario cittadino e consigliere del Pd Enrico Iacobitti - e credo che senza un confronto e una spiegazione seria e reale di quanto avvenuto in occasione delle elezioni del presidente della Repubblica, sarà difficile mantenere unito il partito a tutti i livelli». Per il segretario è «il momento di far nascere davvero il partito democratico senza ipocrisie. Roma deve farsene carico. E prima di parlare con Berlusconi, bisogna parlare con i propri iscritti e i propri circoli».
Chi non vuole passare da Roma è il Pd di Pescara che in una nota firmata dal vicesegretario provinciale aggiunto Antonio Di Marco che invita la Pezzopane «a concedere meno interviste e di dedicare un po’ del suo tempo alla riflessione, specie per comprendere quanto successo. A una classe dirigente non è concesso di votare in lacrime». E poi Di Marco continua: «Oggi Pezzopane appare più come portavoce di una testimonianza individuale in un partito deflagrato dalle lotte interne». Quasi contemporaneamente il Pd provinciale dell’Aquila (seguito a ruota dalle donne democrat) conferma il suo appoggio alla senatrice certificando la divergenza: «Non si deve pertanto alimentare una polemica locale, che vuole mettere necessariamente contro due nostri dirigenti, quando il punto in questione non riguarda i rapporti personali ma una diversa valutazione sulle scelte della dirigenza nazionale. Bisogna superare le polemiche interne al partito». Chiusura per Camillo D’Alessandro, capogruppo in consiglio regionale che dopo l’intervista a Libero ieri mattina è stato intervistato da Belpietro a «La telefonata» su Canale 5: «Il Pd rovesci la logica e diventi il partito dei territori. Le potenzialità? Tante: in prima fila Renzi, poi dal barese Emiliano al romano Zingaretti; da De Filippo a Del Rio.