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Data: 24/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Amato in testa ma c’è Letta jr: oggi l’incarico per il governo. «Nessuna patrimoniale» E Giuliano va da Machiavelli

ROMA A poche ore dalla scelta del capo dello Stato sull’incarico per la formazione del governo, gli unici nomi rimasti in corsa sono quelli di Giuliano Amato ed Enrico Letta. Una volata, quella tra l’ex presidente del Consiglio, decisamente nel ruolo del favorito, e il vicesegretario del Pd, che si concluderà con l’annuncio di Giorgio Napolitano, atteso per la serata di ieri e che però è slittato ad oggi. Definitivamente tramontata, invece, l’ipotesi Renzi, sorta 48 ore fa, ma naufragata nelle tempestose acque della direzione democrat di ieri pomeriggio.
Comunque, tutte le possibili soluzioni alla crisi sono state passate in rassegna nel corso delle consultazioni-lampo che il Presidente ha svolto nella giornata di ieri con i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari. Piuttosto scarne le dichiarazioni dei vari leader avvicendatisi nello studio di Napolitano, ma praticamente tutti, o quasi, hanno fatto capire di rimettersi alle decisioni del Presidente. Silvio Berlusconi, alla guida della delegazione del Pdl, ha riferito di aver confermato al capo dello Stato «la necessità di un governo forte, che non sia di passaggio ma duraturo». Il Cavaliere, di cui è nota la preferenza per un incarico ad Amato, nel suo colloquio con Napolitano, si sarebbe speso esclusivamente a favore di questa ipotesi. Anche se nella sua dichiarazione alla stampa ha detto che si atterrà a quella che sarà la decisione del Quirinale.
Per quanto riguarda il Pd, rappresentato ieri al Colle dai due capigruppo Zanda e Speranza e dal vicesegretario Enrico Letta, è stata confermata «la disponibilità e la volontà a concorrere alla nascita di un governo sulla scia delle dichiarazioni fatte alla Camera del presidente della Repubblica». Due i punti sottolineati dallo stesso Letta: «Quello dell’emergenza economico-sociale» e quello di una «riforma della politica» che comprenda nuova legge elettorale, riduzione del numero dei parlamentari, creazione del Senato delle Regioni.
OK DA MONTI
Nessuna condizione per la formazione del nuovo governo è stata posta dalla delegazione di Scelta Civica, guidata dal portavoce Andrea Olivero, che ha detto di «condividere perfettamente» le posizioni illustrate da Napolitano alla Camera. L’esponente montiano ha tuttavia sottolineato la necessita di un esecutivo «stabile» che «si ponga l’obiettivo delle riforme» e che abbia «quella serietà che ha caratterizzato il governo precedente».
Del tutto diverso l’atteggiamento della Lega che, con il segretario Roberto Maroni, ha espresso un secco no a un governo «guidato da Amato o da Monti». Posizione che però sembra destinata ad avere limitata influenza nella scelta del futuro premier, lo stesso Maroni ha infatti annunciato che «la Lega resterà comunque all’opposizione». Opposizione senza se e senza ma anche dal Movimento 5 Stelle che, dopo aver soppesato a lungo la scelta di partecipare o meno alle consultazioni al Colle, ha letto, con i capigruppo Crimi e Lombardi, «un duro comunicato al presidente Napolitano», in cui si sono dichiarati contrari alla sua riconferma, scegliendo il ruolo di «unica opposizione in questo Paese», anche se valuteranno «caso per caso i provvedimenti che il governo varerà». Ruolo di «unica opposizione» in cui se la dovranno però vedere con Nichi Vendola. Il quale al termine del colloquio con Napolitano ha annunciato che Sel «non voterà la fiducia a nessun esecutivo che comprenda la presenza del blocco berlusconiano. Se sarà governissimo - ha affermato il governatore pugliese - per Sel si apre il tempo dell’opposizione».
Al termine della giornata di ieri nessuna di queste posizioni appariva costituire un serio ostacolo per la formazione del nuovo esecutivo. Tant’è che veniva dato per assai probabile il timig delle scadenze che seguiranno il conferimento dell’incarico: domani, anniversario della Liberazione, giuramento del governo al Quirinale e dopodomani, venerdì, voto di fiducia alle Camere.

«Nessuna patrimoniale» E Giuliano va da Machiavelli

ROMA A un certo punto, nella giornata convulsa di ieri, è successo persino che Giuliano Amato, Matteo Renzi e Gianni Letta si mettessero a parlare di politica davanti a un’edizione storica del Principe di Machiavelli. Poco dopo le 18, al museo del Vittoriano l’ex premier ha infatti inaugurato con poche decine di invitati la mostra sui cinquecento anni del capolavoro machiavelliano nelle vesti di presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani.
Mai soggetto fu più diabolicamente attuale, se si pensa che fra gli ospiti di Amato - nella visita off limits per stampa e curiosi - c’erano appunto il sindaco di Firenze, dato fino all’ultimo come suo principale “avversario” per palazzo Chigi e l’eminenza grigia del Pdl, oltre al presidente del Senato Pietro Grasso, ministri, sindaco e presidente della Regione. E tutto mentre al Quirinale si tenevano gli ultimi cruciali colloqui di Napolitano con i partiti. «Le consultazioni? Le hanno fatte gli altri, come sempre io non c’entro», commentava sorridendo Gianni Letta all’uscita della mostra. «Ci sono stati molti prestiti fiorentini all’esposizione. Solo per questo ero qui. Certo, Machiavelli…», sorrideva altrettanto sornione Renzi.
IMPERSCRUTABILE

Imperscrutabile lo sguardo del padrone di casa, il quasi 75enne Giuliano Amato che verso sera tradiva soltanto un po’ di stanchezza. Seppur reduce anche da una contestazione, durante un convegno con il ministro Profumo alla Scuola Sant’Anna di Pisa, di un centinaio dei giovani dei circoli antagonisti che hanno inscenato una protesta contro il futuro governo. Nessun segno visibile di nervosismo, sul volto del dottor Sottile, e la mente sempre rivolta altrove. A sforzarsi di apparire una spanna sopra le beghe terrene di partiti e correnti. Conversando con i cultori di Machiavelli, l’ex premier ha raccontato di essersi speso personalmente con l’ambasciatore russo in Italia per recuperare quella copia del Principe che, secondo tradizione o leggenda, Stalin teneva in bella mostra sulla scarna scrivania. Argomenti di ampio respiro, come quelli che hanno impegnato il resto del pomeriggio del dottor Sottile, che prima di dedicarsi ai manoscritti storici e all’arte aveva moderato un dibattito sulle prospettive della pace in Medio Oriente dopo la recente visita di Obama al Centro Studi Americani di via Caetani. È presidente anche di quello.
GEOPOLITICA

Un’ora abbondante di convegno in geopolitichese, senza dare nemmeno un’occhiata al cellulare, uno sguardo alle notizie. Unico tic: una penna d’argento con cui sgranchirsi le dita. Ma per uomini con l’esperienza di Giuliano Amato, che sono stati già due volte presidenti del Consiglio e poi ministri, al Tesoro come all’Interno, un dibattito fra esperti di politica estera in inglese equivale a una pausa di relax, rientra nella categoria delle passioni. Altra cosa è il confronto teso con gli studenti che il giurista ha dovuto sopportare in mattinata a Pisa dove è stato contestato insieme al ministro dell’Istruzione Francesco Profumo da un gruppo di antagonisti a margine di una conferenza organizzata dalla Scuola superiore Sant’Anna. È presidente anche lì. Coi giornalisti, Amato ha deciso di prendere di petto ancora una volta la questione del vitalizio che tanto gli viene rimproverato in questi giorni.
IL VITALIZIO

«È falso che io percepisca una pensione di 31mila euro al mese – ha dichiarato davanti alle telecamere – è una notizia che serve solo per farmi del male». I 31mila euro di cui si parla, ha spiegato l’ex capo del Viminale «cumulano la pensione con un vitalizio che ogni mese io destino ad attività di beneficenza». La sua pensione è di 22mila euro lorde, che «al netto diventano 11.500 euro». «Una pensione per niente bassa – ha ammesso Amato - ma il problema dell’Italia non è che esistono pensioni da 11mila euro bensì che ci sono persone che, a prescindere dal loro merito, sono schiacciate ai livelli più bassi». Un chiarimento necessario dopo i ripetuti attacchi di Beppe Grillo, soprattutto nell’ottica di un quasi premier. Così come quei due secchi “no” ribattuti, non certo per stanchezza o ingenuità, ai cronisti che gli chiedevano se un futuro esecutivo da lui guidato adotterebbe una patrimoniale sulle famiglie o imporrebbe il prelievo forzoso sui conti correnti bancari.
NESSUNA PATRIMONIALE

«Non vi preoccupate, non toglierò soldi dal conto a nessuno», ha risposto a chi agitava il fantasma cipriota. Concessioni da capo del governo in pectore, nonostante lui stesso si sia premurato di osservare: «Il mio nome gira sempre, del resto è prassi che gli ex presidenti continuino a essere chiamati presidenti». Soprattutto, viene da dire, se sono, come lui, anche presidenti di istituzioni come la Treccani, il Centro di studi americani o il Sant’Anna di Pisa… «Quando mi chiamano presidente – ha tagliato corto lui - preferisco pensare che si riferiscano al Tennis Club di Orbetello».

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