ROMA Se si confronta il risultato con i dati nazionali, il Friuli Venezia Giulia è stata una disfatta. «Certo ci aspettavamo qualcosa di più», commenta tiepido il candidato grillino alle regionali Saverio Galluccio. Non è andato oltre il 19 per cento delle preferenze, mentre la lista del Movimento 5 Stelle ha fatto anche peggio: alle politiche era al 27 per cento, ora in Friuli è attorno al 13 per cento. Merito dell’avversaria del Pd Debora Serracchiani, ma anche effetto di un rallentamento fisiologico dopo il boom delle politiche. Insomma, concordano i sondaggisti, «un risultato prevedibile». Che tuttavia rappresenta una prima crepa nel muro del partito di Beppe Grillo.
MOVIMENTO EMOTIVO
Secondo Atonio Noto, direttore di IPR Marketing, «per il tipo di movimento che è 5 Stelle, le politiche hanno un senso diverso rispetto alle amministrative: è un partito concentrato su Grillo, nel quale il peso dei singoli è limitato e poco visibile». E in Friuli è inciampato in due ostacoli: il calo dell’affluenza e il candidato del Pd. «La Serracchiani rappresenta la rottura con il vecchio Partito democratico e così come alle politiche gli elettori anti-sistema hanno puntato su Grillo, in Friuli hanno scelto una sorta di opposizione al centro sinistra ufficiale». In ogni caso il bilancio finale, sostiene Noto, non è drammatico: «E’ un movimento nato da poco, non ha ancora una base solida ed è comunque arrivato al 19 per cento. Ci sono partiti storici che non vanno oltre il 3 per cento. Dunque flessione sì, ma su percentuali molto alte». Per Renato Mannheimer, fondatore dell’Ispo, nel crollo friulano dei 5 Stelle conta anche la componente fisiologica. «Nei giorni scorsi i consensi a livello nazionale sono scesi. Il movimento ha avuto un grande successo subito dopo le elezioni, maggiore rispetto ai risultati del voto stesso. Un fenomeno normale, dato che si tende a salire sul carro dei vincitori. Dopo di che segue un processo di allontanamento, che in Friuli era ragionevole attendersi». E poi c’è il fattore Serracchiani. La quale, spiega Nicola Piepoli, ha affrontato e battuto i grillini sullo stesso terreno. «Ha lavorato molto sulla rete. L’abbiamo vista emergere nell’area web in contemporanea ai 5 Stelle, ha fatto concorrenza al movimento in termini di marketing politico. Da qui in poi chi ha più soldi e sostegno vince», riflette il sondaggista. Che non ritiene il dato grillino in Friuli una tragedia. «Il 19 per cento è una buona performance, è un quinto del mercato regionale. Il 5 Stelle resta un grande partito. Il problema è come hanno selezionato i loro collaboratori: è un sistema meritocratico oppure no? Da quel che vedo a livello nazionale non mi sembra».
QUIRINARIE
Alle Quirinarie per scegliere il candidato al Colle hanno votato in 28.510 su circa 48.000 aventi diritto. Sono seguiti polemiche e attacchi al M5S. Pochi voti? «Non direi. Sono giusti per la massa di votanti via web e proporzionati al numero di coloro che sono interessati alle elezioni per il Quirinale», afferma Piepoli. Tra l’altro, rileva Noto, le adesioni sono state contenute anche alle parlamentarie. «Nel movimento, infatti, la base attivista è marginale. Il concetto è: votare Grillo in reazione ai partiti ufficiali».