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Data: 24/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Mille giorni senza porto» la rabbia dei lavoratori

C'è chi si è ridotto lo stipendio a 600 euro al mese pur di mantenere il posto di lavoro e chi spera ancora in un miracolo quando, dal primo maggio prossimo, non ci sarà più la copertura della cassa integrazione a garantire un minimo di reddito per andare avanti. Perché un porto chiuso da quasi mille giorni non è solo il pesce che manca sulla tavola e una intera flotta di pescherecci in secco. Ma è anche il dramma di una cinquantina di lavoratori delle agenzie marittime e delle imprese portuali, dei cantieri navali, i distributori di gasolio, le cooperative, i servizi antincendio e antinquinamento, più l'indotto, che fra poche settimane potrebbero ritrovarsi in un mare di guai.
Così anche l'arrivo delle draghe non basta più. Ieri gli operatori portuali si sono radunati nel piazzale della stazione marittima per chiedere sostanzialmente due cose: che il dragaggio prosegua anche nella stagione balneare, con una deroga all'ordinanza regionale (che dà invece lo stop ai lavori dal primo giugno all'otto settembre) e che la profondità della darsena commerciale venga portata a 6,5 metri e non a 5 come sarebbe stato prospettato dal Provveditorato delle Opere pubbliche: «Sarebbe come gettare via 10 milioni di euro - hanno spiegato - basti pensare che il porto di Ortona, con 6,8 metri di pescaggio, ha difficoltà per l'ingresso delle navi». L'esasperazione cresce: «Sono quasi mille giorni che nel nostro porto non abbiamo attività turistiche e commerciali. Da lunedì prossimo, quando scadrà la cassa integrazione, saremo praticamente licenziati». E si fa presto a fare i conti: «L'ultima nave croata è arrivata qui nel settembre del 2008, l'ultima motonave Snav nel luglio del 2010, l'ultimo cargo commerciale nel febbraio del 2011».
Archibugi - Ranalli, Sanmar, Agenzia doganale Del Nunzio, Servimar antincendio, piloti, ormeggiatori, impresa Di Properzio, Cantiere navale, tutti nella stessa barca mentre le grandi gru della banchina commerciale sono inoperose da mesi, corrose dall'ozio oltre che dalla salsedine e dalla ruggine.
Compreso l'indotto, i lavoratori portuali in difficoltà sono circa 150. Le imprese fanno sapere di essere stremate e indebitate fino al collo: «Il dragaggio del porto canale è cominciato, ma i guai del settore non sono finiti. Anzi, forse sono solo iniziati». Molti lavoratori sono ancora in attesa di percepire i soldi della cassa integrazione in deroga e non sanno cosa accadrà dal primo maggio, quando anche questo ammortizzatore sociale non avrà più copertura finanziaria. Lo sfogo continua: «Parliamo di decine di persone e di famiglie, amministrativi, operai, imprenditori che hanno sempre investito tempo, lavoro e speranze sul nostro porto».
L'altra richiesta è di una adeguata compensazione finanziaria per tirare avanti sino a quando la piena agibilità del porto non consentirà di riprendere le attività, anche in considerazione del fatto che la stagione estiva ormai è andata: i 120.000 passeggeri del 2010 transitati sul catamarano Snav sono solo un ricordo lontano.

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