Gentile direttore, il rotabile futuribile Phileas, inizialmente scelto pure dalla città di Verona per il proprio sistema di trasporto pubblico locale in corso di realizzazione, ma di recente sostituito dal più moderno e conveniente Citea senza la guida vincolata immateriale dall’incerto funzionamento, è stato sottoposto a “Screening di Valutazione Impatto Ambientale” con ben precise prescrizioni progettuali. Del pari, per il Civis di Bologna, che è un filobus sostanzialmente simile al sistema pescarese, si è provveduto prima allo Screening e poi alla procedura di Via nella sua completezza, analogamente al Phileas di Douai, ove il rotabile circola tra l'altro senza pali e fili elettrici e nessuno ha finora mai spiegato perché a Pescara sia stato adottato nell’inedita versione filobus. Tanto valeva, allora, acquisire un filobus tradizionale al costo di un terzo (600 mila euro in luogo di 1,8 milioni di euro per ciascuno dei sei mezzi che si è previsto di acquisire), con la vantaggiosa rinuncia ai tanto problematici innovativi "magnetini": nel merito, siamo proprio certi che la loro "frequenza" magnetica sia innocua alla salute? L’interrogativo non è certo di poco conto. Ma qui da noi, tutti i responsabili del ventennale procedimento dichiarano di non saperne nulla e sostengono che nessun filobus sia mai stato sottoposto in Italia e in Europa alla valutazione ambientale! Come si può prevedere, poi, lievemente, che non si produca alcun impatto ambientale su un ex tracciato ferroviario, ove l'ultimo treno è transitato nel 1988, per effetto dell'impiego di un mastodontico "tram su gomma" che occuperà entrambe le corsie dell'angusto tracciato riservato, peraltro quasi del tutto privo del marciapiede lato-mare, trasformato nel frattempo, fin dall'anno 2000, in un apprezzatissimo luogo di ricreazione e di svago per migliaia di utenti? Quale cultura ambientale sostiene tali sconcertanti affermazioni? Ivano Angiolelli