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Data: 25/04/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Verso il nuovo governo - L’irresistibile ascesa di “Letta il giovane”. Pisano, allievo di Andreatta, «ultimo frutto della Dc migliore». Ministro a 32 anni, ora l’occasione della vita

«L’impresa è dura, ma ce la metterò tutta». Questo il messggino che Enrico Letta, prima di salire con la sua auto al Quirinale, ha spedito a Pier Paolo Tognocchi, ex capo segreteria quando dal gennaio 2000 al maggio 2001 è stato ministro delle Politiche Comunitarie, dell’’Industria e del Commercio estero (governi D’Alema e Amato). «Sì, il compito per Enrico è terribile, ma lui è una roccia. Ce la farà perché è uno stakanovista, e poi non molla mai un obiettivo», racconta Tognocchi, l’amico pisano. L’ultimo frutto della Dc. Da Pisa a Palazzo Chigi. Una sfida impegnativa per l’uomo che Marco Follini ha definito «l’ultimo frutto del grande albero democristiano». Definizione nella quale Letta, intervistato da Vittorio Zincone, si riconosce: «La mia esperienza più forte è stato il decennio al fianco di Beniamino Andreatta. E lui era il meglio della Dc». Per comprendere come il presidente incaricato tenterà di vincere la difficile sfida di Palazzo Chigi tre sono le città chiave. Pisa, le radici, gli studi eccellenti, le prime esperienze politiche. Strasburgo, l’infanzia e la sua formazione europea. E, appunto, la Bologna di Andreatta e Prodi. Letta è nato a Pisa il 20 agosto del 1966 da papà Giorgio, docente di matematica all’università di Pisa e mamma Anna Banchi, origini sassaresi, segretaria degli amici della scuola Sant’Anna, di cui presidente è Giuliano Amato. E’ sposato con Gianna Fregonara, giornalista del Corriere della Sera, e ha tre figli Il twitter di Jovanotti. «Finalmente un presidente del Consiglio della mia età», ha twittato Jovanotti. In realtà nella storia della Repubblica Giovanni Goria (43 anni) e Amintore Fanfani (45 anni) sono stati premier leggermente più giovani. Enrico appartiene alla terza generazione dei Letta. Il nonno si chiamava Vincenzo, noto avvocato di Avezzano, che ebbe otto figli, tra cui il secondogenito, Gianni, è poi diventato il più fedele consigliere di Berlusconi. Il piccolo Enrico trascorre la sua infanzia a Strasburgo dove si trasferisce il padre (amico di Giovanni Prodi, il fratello di Romano). Qui frequenta la scuola dell’obbligo e ci tornerà da grande come fervente europeista. «Non mi iscriverò mai...». Torna poi a Pisa dove frequenta il liceo classico Galilei. Si impegna nel movimento degli studenti. Durante un’assemblea prende la parola per condannare l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Applausi e primo incarico, come rappresentante d’istituto. A 18 anni il primo bacio alla politica. Partecipa al congresso dei giovani dc e ne rimane sconvolto dalle liti e scazzottate. La poltrona di segretario è tra Dario Franceschini e Renzo Lusetti. «Se questa è la politica non prenderò mai la tessera della Dc», confida il giovane Enrico agli amici. Sei anni dopo organizza il congresso dei giovani dc europei a Pisa e riesce ad invitare persino Andreotti. All’ombra di Andreatta. Intanto a 24 anni si laurea in Diritto internazionale e consegue il dottorato in diritto delle comunità europee alla scuola Sant’Anna. Che gli apre le porte della collaborazione con Andreatta, diventa segretario della sua agenzia, l’Arel, e capo della segreteria al ministero degli Esteri, nel governo Ciampi. All’ombra di Andreatta, esponente della sinistra dc, il giovane Letta respira l’impronta liberale e cristiana di una Dc non compromessa con Tangentopoli. Nel 1996 Andreatta, il mentore politico di Enrico, lancia Prodi a capo dell’Ulivo. Romano vince le elezioni e nomina sottosegretario alla presidenza il giovane Letta. Che si insedia nell’incarico e negli uffici fino allora occupati dallo zio Gianni, sottosegretario del primo governo Berlusconi. Due anni dopo, nel 1998, alla caduta di Prodi, nuovo scambio delle consegne tra zio e nipote. Analogo giro di giostra avverrà per il secondo governo Prodi. Formidabili anni Ottanta. Letta va per decenni. Gli anni Ottanta sono quelli degli studi e dell’iniziazione politica. Le sue icone politiche sono Lech Walesa e Nelson Mandela. Il presidente incaricato è un entusiasta degli anni Ottanta, che per molti sono gli anni della Milano da bere, dei paninari e della tv commerciale. Gli anni del riflusso. Macché, replica Letta, è il periodo di Erasmus, che segna la prima generazione mobile dell’Europa. E della Juventus di Platini, altro idolo di Enrico, gran tifoso - oltre che del Pisa - anche del Milan di Berlusconi. Gli anni Novanta, si è visto, sono il decennio dei successi, dei primati. Da sottosegretario a ministro. E invece il primo decennio del nuovo secolo segna come una battuta di arresto. Sì, diventa deputato nel 2001 e nel 2006. Così come nel 2004 viene eletto parlamentare europeo. Ma non avanza. Ristagna. Nel 2007 nasce il Pd e Letta tenta il grande balzo. Si candida a segretario, ma alle primarie prende l’11%. Il grande rilancio. Nel 2011 torna in pista al momento della formazione del governo Monti, ma un fotografo lo pizzica mentre consegna al “caro Mario” un bigliettino in cui offre la sua collaborazione. Intanto nel Pd esplode il ciclone Renzi. Matteo e Enrico sono amici, ma il primo avanza come un panzer, il secondo con la sua eleganza, i modi cortesi, sembra destinato al ruolo di numero due. Fino a ieri.

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