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Data: 25/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: esecutivo politico e via l’Imu. Le condizioni del Pdl: «Il Pd non pensi a soluzioni balenari. Governo forte o si vota»

ROMA Enrico Letta può anche andare bene, anche se la prima opzione del Pdl era Giuliano Amato. Ma «il governo deve farsi alle nostre condizioni», ripete Berlusconi ai suoi con i quali si tiene in costante contatto anche dal Texas, dove è volato per una cerimonia con i Bush padre e figlio. Venerdì sarà di nuovo a Roma, ma intanto raccomanda a Gianni Letta e ai vertici del Pdl di alzare il prezzo prima di consentire la formazione dell’esecutivo, che dovrà comunque avere il suo via libera. I tempi dunque si allungano e i paletti si moltiplicano. Riguardano i ministri del Pdl, che devono avere dicasteri di peso, come la Giustizia e l’Economia, l’esclusione degli esponenti del governo Monti dal nuovo Esecutivo, «perché - sottolinea il Cavaliere- l’appoggio che abbiamo dato ai tecnici ci è già costato troppo». E l’adozione di un programma che tenga conto degli otto punti presentati in campagna elettorale, cominciando dall’abolizione dell’Imu, se non dalla restituzione della tassa prelevata nel 2012, «come promesso in campagna elettorale».
IL PIANO B

Se queste condizioni non dovessero essere rispettate, il Popolo della libertà tiene in campo l’opzione del voto, anche se Napolitano è tornato a sottolineare il grande impegno di Berlusconi per la formazione del governo delle larghe intese. Cosa che può creare un certo imbarazzo all’ex presidente del Consiglio. Tuttavia, basta sentire le parole dei capigruppo pidiellini in Parlamento per capire che, al momento, prevale la diffidenza. «Non intendiamo firmare una cambiale in bianco, o un programma solo per adesione», avverte Renato Schifani (presidente dei senatori azzurri), che a Porta a Porta spiega che «i partiti devono mettere in campo gli esponenti più autorevoli, senza i quali si prospetterebbe un governo debole, cosa che non vogliamo. Meglio, quindi, confrontarci e chiarirci subito».
IL DIKTAT

Ancor più netto il presidente dei deputati Renato Brunetta, secondo il quale «visto che il Pd occupa tutte le alte cariche dello Stato, il Pdl potrebbe anche pretendere tutti i ministri». Al di là della battuta, spiega che «i governi di scopo non esistono. O i governi sono di legislatura, o nascono con questo obiettivo, o non sono. Noi chiediamo un governo forte, di legislatura, politico, oppure meglio tornare alle elezioni». Non solo. Il capogruppo a Montecitorio rilancia anche sul programma, toccando il delicato tasto della riforma della giustizia, che definisce «assolutamente prioritaria perché il settore è ormai al collasso, come possono testimoniare tutti gli italiani».
LA NOTA DEL SEGRETARIO

Del resto, già ieri mattina, prima del conferimento dell’incarico ad Enrico Letta, il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha dettato la linea, lanciando un gelido avvertimento, che fa capire come il partito di Berlusconi voglia scaricare sul Pd la responsabilità di un eventuale fallimento delle trattative sulle larghe intese. «Prima ancora di sapere chi sia il presidente incaricato, è bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini- avvisa - non daremo il nostro sostegno a un loro premier se loro non lo appoggeranno in modo reale, visibile, con nomi che rendano evidente questo sostegno e con un programma fiscale chiarissimo ed inequivocabile. Ribadiamo che o il governo è forte, politico, visto che con i tecnici abbiamo già dato, duraturo e capace di affrontare la crisi economica, oppure se si tratta di un governicchio qualsiasi, semi balneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo».

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