Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/03/2026
Visitatore n. 752.479



Data: 25/04/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Una squadra di 18 ministri Monti, il no di Berlusconi

Ancora da stabilire la partecipazione dei politici. Casini vuole un posto Percorso in salita nonostante il pressing del Quirinale che chiede scelte rapide

ROMA Che profilo avrà il governo?Enrico Letta risponde con un ermetico “vedremo”. La giornata di oggi, con le rapide consultazioni in giorno di festa, «mi farà capire modi e tempi». Insomma ancora molto da definire, soprattutto per la scelta dei ministri, in queste prime ore di tentativo. Si sa solo che ci sarebbe un orientamento di massima a nominare non più di 18 ministri. Napolitano ha messo fretta a Letta, ma non tutto filerà liscio e rapido. Il Quirinale vuole nomi solidi nei ministeri chiave, lasciando spazio ai partiti per le vicepresidenze, i ministeri minori e i sottosegretari. Non ci sono certezze perché la decisione sul “tasso” politico di partecipazione ancora non è chiara. E non sono ancora definiti punti chiave del programma: Imu, lavoro, vincoli Ue, la riforma della giustizia. Dall’insieme delle soluzioni dipenderà la squadra di governo. I PARTITI DENTRO? Il primo scoglio riguarda l’ingresso dei dirigenti politici. Qui la decisione va presa a monte. Se ci saranno, ovvio che il Pdl chiederà la vicepresidenza del consiglio (probabilmente per Angelino Alfano, ma forse anche per esponenti di seconda linea). In questo caso anche i montiani avranno la loro bandierina con Mario Mauro. Massimo D’Alema rimane in pista per il ministero degli esteri. Per la figura chiave del sottosegretario alla presidenza del consiglio gira la voce di Gianni Letta, zio del premier in pectore, ma probabilmente rimarrà l’attuale, Antonio Catricalà. IL VETO DI BERLUSCONI. In questa prima fase di preparazione del governo sembrano prevalre più i veti che le indicazioni positive. Ci sarebbe il no assoluto di Berlusconi a un qualunque incarico di governo per Mario Monti. Una ritorsione durissima contro il Professore, reo di aver dato battaglia elettorale e di aver criticato aspramente il governo del Cavaliere. Un veto che secondo alcuni riguarderebbe tutti i ministri dell’esecutivo Monti. LO SCOGLIO ECONOMIA. Qui si annidano le vere grane per Letta. Il Pdl vuole abolire l’Imu, il Pd no, sapendo che i conti salterebbero (come confermato da Bankitalia). C’è però da scegliere dove tagliare le tasse. C’è la mannaia dell’accordo di stabilità europea. Resta poi sul tappeto la riforma previdenziale Fornero (che il Pd vuole mitigare). E decisamente non ultimo il tema della scossa all’economia reale. L’intenzione di Letta sarebbe quella di è affidare l’Economia, ministero delicatissimo, a una personalità di alto profilo, che faccia insomma da arbitro e guardi alla sostanza dei conti (un tecnico, per dirla in breve). I nomi che circolano sono quelli di Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Bankitalia, e in seconda battuta di Pier Carlo Padoan, vicesegretario generale dell’Ocse. Su questo fronte ci sarà un bilanciamento, nel senso che se un ministero di peso va all’rea Pd, il Pdl avrà un contrappeso. Il Pdl penserebbe a Maurizio Sacconi per la successione alla Fornero. Il Pd ha in mente di indicare Sergio Chiamparino per lo Sviluppo, il ministero occupato ora da Corrado Passera. LA GRANA GIUSTIZIA. Isolato ma ben visibile c’è il problema del Guardasigilli, come viene chiamato il ministro della Giustizia. Berlusconi vuole garanzie di non accanimento, come dice lui. Un ombrello politico che lo protegga dalle condanne, come interpretano al Pd. Anche qui la scelta non sarà smaccatamente di parte, onde evitare problemi subito. Nei giorni scorsi è circolata la voce che potrebbe andarci Luciano Violante, esponente del Pd ma noto per le sue equidistanze. I TECNICI. Su questo fronte rimarrebbero in pista Annamaria Cancellieri agli interni ed Enzo Moavero ai rapporti con l’Europa (che secondo alcuni potrebbe addirittura finire agli Esteri). Tra le new entry figurerebbero Enrico Giovannini, ora presidente dell’Istat, a un ministero economico e Franco Gallo, presidente della Consulta, a uno istituzionale (come le riforme). CASINI E LEGA. Se ci sarà partecipazione diretta, Pier Ferdinando Casini vuole partecipare a tutti i costi. E per Letta è già un primo problema. Per la Lega si fa il nome di Giancarlo Giorgetti. Rimarrebbe infine il problema dei bersaniani che gradirebbero una presenza.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it