Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/03/2026
Visitatore n. 752.479



Data: 25/04/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Governo, a Legnini serve l’aiuto di Marini. Il deputato è in corsa come sottosegretario ma per lui c’è un ostacolo

PESCARA Sprazzi d’Abruzzo nel Governo che sarà, o meglio che potrebbe essere: un presidente del Consiglio, Enrico Letta, pisano ma dalle radici marsicane; un probabile ministro, Gaetano Quagliariello, napoletano ma eletto al Senato nella nostra regione nelle liste Pdl; un potenziale sottosegrario, Giuseppe Zuccatelli, emiliano ma subcommissario alla Sanità abruzzese. Meglio di niente ma un po’ poco, diciamola tutta.
La quota di abruzzesità nel Governo che nascerà dagli psicodrammi postelettorali, però, potrebbe acquistare peso se Giovanni Legnini riuscisse a trovare un posto tra i sottosegretari. Ipotesi difficile, ma la percentuale di realizzazione di cui viene accreditata nelle stanze dove si stanno decidendo (forse) i destini del Paese non è disprezzabile.
COMPATTEZZA PERDUTA
Per portare Legnini su una poltrona governativa occorre, però, che gli abruzzesi del Pd lavorino compatti sul suo nome, e ultimamente da quelle parti le cose non sono andate benissimo, quanto a compattezza. L’annuncio di Stefania Pezzopane di non aver votato per Franco Marini nella prima, tempestosa «chiama» per il Colle, ha confuso il piccolo mondo dei parlamentari democrat abruzzesi (e anche il resto del partito, nella regione, si è diviso tra pro e anti-Stefania, tanto che ancora ieri la presiente del partito, Manola Di Pasquale, ha ricordato che «all’apertura della seduta da me presieduta, Marini dichiarò di voler cedere il suo posto da capolista al Senato alla Pezzopane, a riconoscimento del suo impegno per L’Aquila. La stessa sensibilità non è stata dimostrata dalla Pezzopane non votando come Capo dello Stato Marini, abruzzese ed aquilano»), che sembra non aver ritrovato coesione.
In questo clima pesa, su Legnini, anche l’irritazione dello stesso Marini, che avrebbe gradito una presa di posizione più netta a sua difesa, dopo il caso-Pezzopane. E Marini, dopo la veemente teleintervista con Lucia Annunziata e il duro intervento di martedì nel vertice nazionale Pd, conclusosi con il via libera a Letta, vale a dire con l’avallo del partito proprio alla linea propugnata dall’uomo di San Pio delle Camere, gode di rinnovato carisma, in aggiunta ai crediti incassati a riparazione della brutta figura cui un politico del suo rilievo, un fondatore del Pd, è stato esposto per la maldestrìa di chi l’ha proposto per il Colle senza valutare minimamente la forza dell’opposizione interna.
GIOCO DI SQUADRA
Dunque Marini pesa e non poco. E se Legnini vuole giurare nelle mani di Giorgio Napolitano dovrà smussare l’irritazione del lìder Franco, difficoltà che si somma a qualche frizione emersa tra i due al tempo delle candidature al Parlamento: e si sa che nel Pd, le vicende recenti lo hanno rovinosamente dimostrato, gli screzi hanno rapide sedimentazioni e lente, molto lente digestioni. Ma, come insegna Antonio Conte con la sua Juventus, solo il gioco di squadra può superare le difficoltà dei singoli e costruire vittorie. E allora questo dovranno fare i Pd abruzzesi, tanto i dirigenti quanto i parlamentari, se vorranno aiutare Legnini e portare un abruzzese vero al Governo, e non solo i surrogati. Dovranno lavorare uniti per arrivare a Letta strappando il sostegno di Marini, un Marini che nel frattempo il perenne toto-nomine dà di nuovo candidato al Colle, se tra un anno Napolitano si farà da parte. «Basta, sono vecchio», si schermisce lui, ma tutti sanno che darebbe chissà cosa per cancellare l’onta di questo suo amaro aprile.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it