PESCARA La festa è festa. Lo è anche per i negozianti e per i loro dipendenti, che hanno deciso attraverso i sindacati di tenere chiuse le serrande oggi e il Primo maggio. Per la qualità della vita, innanzitutto, ma non solo. Anche perché tenere aperti i punti vendita nei giorni festivi sembra non accelerare i consumi. Da un anno infatti, i commercianti hanno l’opportunità di scegliere quando stare aperti e quando invece rimanere chiusi. La liberalizzazione delle aperture funziona così. I sindacati, però, non ci stanno, e nel parlare di mercificazione del giorno di festa hanno attuato quanto avevano già fatto nei giorni di Pasqua e pasquetta. Una nota a firma congiunta delle tre sigle sindacali conferma questa linea: negozi chiusi nei giorni della festa. «In un momento di forte crisi dell'intero sistema produttivo, economico e sociale, ed in particolare anche dei consumi, sono da ritenersi maggiormente inutili le aperture dei negozi commerciali in certe giornate, che se da un lato non aumentano i consumi, dall'altro aiutano a ridimensionare il significato della festa della Liberazione e della festa dei Lavoratori, rendendo dette giornate uguali a tutte le altre, in una società civile sempre più priva di identità e di valori», si legge in una nota. I consumi infatti, per gli addetti ai lavori, non aumentano affatto nonostante le giornate in più di apertura. È la domanda che manca: le famiglie non hanno soldi per comprare. Tutto il resto è una triste conseguenza. Luca Ondifero, segretario regionale di Filcams Cgil, parla di «mortificazione della festa». «Non si tratta di domeniche tradizionali», dice, «ma di due feste che appartengono all’identità del paese». Per Mario Miccoli, della Uiltucs Uil, «Passino le domeniche di apertura, ma la mancata chiusura oltre a non essere una soluzione alla crisi del commercio, peggiora notevolmente la qualità della vita di chi è costretto a lavorare 25 aprile e primo maggio». A giudicare dai dati in possesso dei sindacati, la risposta allo sciopero è buona e l’iniziativa è stata richiesta dagli stessi lavoratori. Ad aprire saranno solo alcune catene di ipermercati. Non quella di Ipercoop e Coop Adriatica, ad esempio, che manterranno chiusi i propri punti vendita. «L’esigenza di aprire alle feste è della grande distribuzione», conferma Leonardo Piccinno di Fisacat Cisl, «Tra l’altro, occorre notare che si tratta di aziende che non investono nulla di quel che guadagnano sul territorio. Sono soldi che escono dall’Abruzzo». Anche le associazioni di categoria sembrano essere d’accordo con i lavoratori che oggi ed il Primo maggio vogliono restare a casa. È così almeno per Confesercenti, che non ha mai visto positivamente la liberalizzazione delle aperture. «Non siamo mai stati per le aperture nei festivi», precisa Enzo Giammarino, direttore regionale dell’associazione di categoria dei commercianti, «Infatti non molto tempo fa abbiamo promosso l’iniziativa “libera la domenica” su richiesta degli stessi lavoratori. Purtroppo l’apertura straordinaria non risolve i problemi, anzi, colpisce fortemente la capacità concorrenziale delle singole attività».
Il commercio in Abruzzo produce un valore aggiunto di circa 2.500 milioni di euro (dati Cresa), pari al 12% del totale regionale. yySecondo l’Istat le vendite al dettaglio hanno segnato una caduta, -4,8% , con l’alimentare in calo del 4,0%. yyNelle aziende con almeno 3 dipendenti i costi totali sono aumentati del 4,8% .
Il Cresa nel secondo semestre 2012 ha rilevato che nei livelli occupazionali del commercio non ci furono consistenti variazioni semestrali (-0,1%), a fronte di un calo su base annuale del 4,2%. yySecondo i dati del Centro studi Confesercenti, in Abruzzo fra gennaio e settembre 2012 hanno chiuso 2.295 aziende, tali chiusure non sono state compensate dalle 1.220 nuove aperture, per un saldo negativo di oltre 1.000 aziende.