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Data: 03/03/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Prodi: ok la lotta all'evasione, presto giù le tasse. Recuperati dodici miliardi. La Camera vota la fiducia: 342 sì, 253 no, 2 astenuti

ROMA. «La pressione fiscale deve diminuire e diminuirà». Romano Prodi incassa la fiducia della Camera (342 sì, 253 no, 2 astenuti) e, forte dei dati Istat che certificano l'avvio del risanamento economico, annuncia l'intenzione di abbassare le tasse.
Rilassato, visibilmente soddisfatto e con il pollice alzato in segno di vittoria, il presidente del consiglio (che in serata ha avuto un lungo colloquio telefonico con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano) spiega che se avesse voluto galleggiare non si sarebbe dimesso, e si dice pronto ad andare avanti sulla strada del risanamento.
Dopo aver elencato tutti i successi ottenuti dal governo sul fronte dei conti pubblici, il Professore spiega che a volte è «necessario» somministrare «medicine amare che però fanno guarire» e rinnova l'appello a cambiare la legge lettorale nelle aule parlamentari, annuncia nuove liberalizzazioni, conferma l'apertura alla Lega sul federalismo fiscale.
Ma è in serata, prima dai microfoni del Gr Rai e poi davanti alle telecamere del Tg1, che Prodi decide di rispondere a Berlusconi, per il quale «per paura del giudizio degli italiani, il governo è stato trasformato in un'assemblea di condominio disordinata e rissosa». La crisi? «E' stata salutare perché ha molto unito la coalizione», assicura invece Prodi per il quale ciò che gli italiani hanno visto sono soprattutto le divisioni della Cdl: «Oggi abbiamo visto 4 opposizioni e quando Berlusconi ha finito di parlare i deputati del centrodestra non si sono nemmeno alzati in piedi per applaudirlo. Mi è sembrato isolato».
L'affondo prosegue alle 20, nel corso del Tg1. E' più facile dialogare con Casini o con il Cavaliere? «A sentire il discorso di stamattina, con Berlusconi non è facile dialogare perché ha chiuso tutte le porte, quella della cucina, quella del salotto, ha chiuso tutto, tutto», risponde, secco, il premier.
Ma è alla Camera che Prodi può prendersi una piccola rivincita.
I dati che vengono snocciolati nell'aula di Montecitorio non lasciano dubbi. Il Pil è cresciuto dell'1,9% nel 2006 (più che nei 4 anni precedenti) e le entrate fiscali sono aumentate di 35,8 miliardi, di cui solo 5 miliardi (14%) sono addebitabili alla manovra del governo Berlusconi. Oltre 12 miliardi derivano dal fatto che gli italiani, convinti che la stagione dei condoni sia definitivamente chiusa, hanno pagato spontaneamente più tasse. «Se il governo mette il tema dell'evasione fiscale all'ordine del giorno, gli italiani si comportano nel modo civile con cui si devono comportare», precisa Prodi, che ricorda come il rapporto netto deficit-Pil strutturale è al 2,4%.
Il dato superiore al 4%, spiega infatti il Professore, deriva da «alcune voci che sono state indebitamente escluse dal bilancio pubblico».
A dominare la scena non ci sono solo i dati sulla ripresa economica, anche se il primo applauso del centrosinistra arriva quando il premier annuncia l'intenzione di andare avanti sulla strada delle liberalizzazioni.
Il dato politico (condiviso da tutti i partiti) che è emerso durante la breve crisi riguarda la necessità di modificare l'attuale legge elettorale, che Prodi definisce «fonte di instabilità» e per il quale il nuovo testo dovrebbe essere approvato a «larga maggioranza».
Il dibattito sulla relazione del premier si chiude con le dichiarazioni di voto. E se Roberto Maroni non chiude la porta all'Unione, spiegando che la Lega «non si appassiona al colore delle coalizioni ma ai fatti concreti», Gianfranco Fini indica in un anno il tempo entro cui fare la riforma elettorale e riconosce ironicamente che il governo «è di legislatura». Ragion per cui, «si andrà al voto quando cadrà Prodi».

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