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Pescara, 20/03/2026
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Data: 01/05/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Le ipotesi. Riforma catastale, sconti e tassa legata al reddito. Portando le detrazioni a 600 euro sarebbe esentato il 90% dei proprietari

ROMA La sola certezza, al momento, è che a giugno non si paga. Ma intanto il governo Letta cercherà di mettere a frutto i prossimi mesi per alleggerire l’Imu nel quadro di un piano che punta a ristrutturare il sistema fiscale italiano. Sul tappeto un ampio ventaglio di ipotesi sulle quali lavorare. Con la consapevolezza che, considerata la crisi economica e il fiato di Bruxelles sul collo, i margini finanziari sono stretti. Elemento al quale si aggiunge la divaricazione, sulle scelte da effettuare, che caratterizza i partiti che sostengono il nuovo esecutivo. Il Pdl, ad esempio, che sulla cancellazione dell’Imu ha giocato molte delle sue carte durante la campagna elettorale, chiede una abolizione secca, operazione che costa 4 miliardi. La prima alternativa è la proposta avanzata dal Pd, di un aumento della detrazione di base, oggi fissata a 200 euro (più 50 a figlio fino a un massimo di 8). Il partito di maggioranza relativa alla Camera ipotizza che si possa arrivare ad esentare il 45% dei proprietari, con ricadute positive sulla maggioranza dei contribuenti. Secondo i calcoli, infatti, portare la detrazione a 500 euro cancellerebbe l’Imu dalle preoccupazioni del 77% dei contribuenti e con la detrazione a quota 600 i benefici arriverebbero fino a toccare il 90%. Questa soluzione ha il pregio di comportare un prezzo molto più abbordabile se si considera che, secondo i calcoli della Uil, l’operazione peserebbe per 2,5 miliardi di euro.
GLI SQUILIBRI
Sul tavolo di Palazzo Chigi si sta esaminando anche la proposta avanzata dal sindaco di Roma Gianni Alemanno: considerare esente dall’Imu chi ha un reddito Isee sotto la soglia dei 15 mila euro che corrispondono a 32 mila euro di reddito lordo familiare, due figli a carico e un mutuo di 30 mila euro. Di conseguenza la misura consentirebbe di esentare circa il 50% dei contribuenti. La soluzione Alemanno è stata adottata grazie al recupero di soldi prodotti dalla revisione delle rendite catastali. E a rimetterci sono stati i proprietari di case che avevano una classificazione inferiore al valore reale. Con la revisione delle rendite, il Campidoglio ha parzialmente riequilibrato quella sperequazione per cui chi vive in periferia paga un'Imu più alta di chi abita in centro. L’extragettito ha consegnato a Roma risorse per 116 milioni di euro. Il governo potrebbe estendere il modello a tutto il territorio nazionale accelerando la riforma del catasto. L'Agenzia delle Entrate è consapevole della differenza tra valori fiscali e valori di mercato e delle grandi ingiustizie che ci sono nel Paese. L'ultima edizione dello studio «Gli immobili in Italia» presenta un confronto tra imponibile Imu e patrimonio abitativo. Emerge che a Milano il valore reale delle case è circa il doppio rispetto all'imponibile Imu mentre a Napoli il rapporto è di 3,17 a 1. Significa che se l'Imu si pagasse sulla base del valore reale ad aliquote invariate sarebbe più che tripla. Un risultato che fa riflettere sull’opportunità di andare in questa direzione. Così, nel governo, si ipotizza anche una riduzione dei moltiplicatori introdotti per rivalutare le rendite, considerando che l'aumento sulle abitazioni da 100 a 160 ha appesantito i valori catastali degli immobili. Resta in campo anche l’ipotesi che prevede esenzioni per alcune fasce di contribuenti e una ridefinizione delle seconde case. Improbabile, sullo sfondo, il sogno di Berlusconi: restituzione Imu 2012 e cancellazione per il futuro. Servirebbero dodici miliardi subito. Più altri quattro dal 2015. In questo caso si ipotizza di rimborsare la tassa coi Bot per caricare il peso sul debito e non sul deficit.

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