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Data: 01/05/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Allarme per i giovani: i senza lavoro salgono a quota 38,4%

ROMA A marzo tasso di disoccupazione invariato rispetto a febbraio: 11,5%. Ma le stime provvisorie dell’Istat sono solo apparentemente tranquillizzanti perché confermano anche l’inquietudine crescente per la situazione di giovani e donne che sempre più numerosi perdono il lavoro o non riescono a trovarne. Una spirale senza fine, alimentata dalla recessione. La disoccupazione giovanile, quella conteggiata tra i 15 e i 24 anni, lo scorso mese ha raggiunto quota 38,4%, in crescita di 0,6 punti rispetto a febbraio e di 3,2 punti su base annua. Il livello più alto in Europa, subito dopo Grecia e Spagna. Un esercito di 635.000 persone (il 10,5% della popolazione) alla ricerca quasi disperata di un impiego. E c’è il rischio che le file vadano ad ingrossare nel corso dei prossimi mesi. Non va meglio per le donne che, su base mensile, fanno registrare un arretramento di 70.000 unità. «Con tutta probabilità - spiega l’Istat - la permanenza al lavoro delle donne over 50, che aveva finora permesso di arginare il calo, non basta più a garantire la stabilità e, tanto meno, la crescita dell’occupazione». Il dato provvisorio e generale del nostro istituto di statistica dice che a marzo il livello della disoccupazione rimane fermo all’11,5% di febbraio, ma in crescita dell’1,1% sull’anno. Il che vuol dire 2.950.000 senza lavoro, in aumento dello 0,5% su febbraio. Aumento che interessa sia la componente maschile sia, in misura più lieve, quella femminile. Comunque si leggano i numeri, si tratta pur sempre di quasi tre milioni di persone.
CRISI NERA
Quanto agli occupati, a marzo erano 22.674.000, in diminuzione dello 0,2% rispetto a febbraio (-51.000). Su base annua l’occupazione scende dell’1,1%, che vuol dire 248.000 posti in meno. Il tasso di occupazione, pari al 56,3%, si riduce di 0,1 punti percentuali nel confronto congiunturale e di 0,6 punti rispetto a dodici mesi prima. Uno scenario che potrebbe ulteriormente peggiorare. Entro la fine del 2013, secondo la Cgia di Mestre, i nuovi esclusi dal mercato del lavoro (disoccupati, cassintegrati a zero ore e scoraggiati) potrebbero aumentare, rispetto al 2012, di quasi 520.000 unità.
Eppure c’è una sorta di isola felice in Italia e si chiama Trentino Alto Adige. In base a una elaborazione di Italia Lavoro su dati Istat, nella regione, tra il 2007 e il 2012, l’occupazione è salita del 7,2%. Per il presidente della stessa Italia Lavoro, Paolo Reboani «si tratta certamente di un tessuto produttivo solido, ma un fattore che può avere avuto una certa importanza è il largo utilizzo che c’è in questo territorio dell’apprendistato duale, nel quale l’apprendimento avviene sia on the job che nelle scuole professionali». La società spiega anche come le grandi città abbiano meglio retto all’impatto della crisi del lavoro: a Roma -0,8%, a Torino -0,7%, a Genova -0,2% rispetto alla media nazionale dell’1,9%. Solo a Napoli (-4,5%) il calo è superiore.
MALE L’EUROPA
Il trend della disoccupazione non va molto meglio nell’intero continente. Nei 17 Paesi dell’Eurozona, a marzo i senza lavoro erano 19,21 milioni, pari al 12,1% della popolazione attiva contro il 12% registrato a febbraio. Nell’insieme dei 27 Paesi dell’Unione, la disoccupazione è invece rimasta stabile al 10,9%. In un anno il tasso è cresciuto in 19 Paesi, mentre è diminuito in otto. L’incremento maggiore si è registrato in Grecia (dal 21 al 27,2%), Cipro (dal 10,7 al 14,2%) e Spagna (dal 24,1 al 26,7%).

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