Il premier torna «più ottimista» dal suo tour in Europa Crescita, asse con Parigi. «L’Italia rispetterà gli impegni»
ROMA Il governo «è impegnato in una corsa contro il tempo», ma Enrico Letta torna a Roma dal suo tour europeo, il primo round d’incontri del suo mandato, «più ottimista» di quando è partito. «C’è una consapevolezza che ci accomuna – dice – i cittadini devono vedere l’Europa come uno strumento di soluzioni positive, e non di cose negative». A tutti i leader, durante tre giorni di incontri a tappe forzate, indica la sua priorità: «L’imperativo categorico, quello che deve diventare un “mantra”, è la lotta alla disoccupazione giovanile: bisogna bloccare l'emorragia in corso e questo sarà il messaggio dell'Italia anche al prossimo vertice europeo di giugno: non si deve aspettare oltre». Se questa è «la stella polare», una questione capitale che sarà affidata ora a una “task force” congiunta Italia-Ocse, Letta conferma che l’altro grande tema è sgravare i redditi dal peso delle tasse per far ripartire l’economia: «L’Italia ha una pressione fiscale assolutamente insostenibile, a tutto tondo: una pressione che deve scendere senza rilassamento nei conti pubblici» dice nel pomeriggio durante la conferenza stampa a palazzo Chigi con Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse, a Roma per presentare il rapporto dell’organizzazione parigina che indica come prioritario l’alleggerimento delle tasse sul lavoro prima ancora dell’intervento sull’Imu. I tagli alle tasse in funzione della crescita, sottolinea Letta, sono l’altra emergenza: «Le misure correttive per la copertura le decideremo insieme alla maggioranza» spiega, così come nelle ore precedenti ai leader europei ha chiarito: «Manterremo gli impegni assunti dal precedente governo con la Commissione. Nei prossimi giorni, nelle prossime settimane presenteremo le idee su come restare all’interno degli impegni presi». Letta dunque non nega che le coperture agli ambiziosi progetti della “grande coalizione” italiana devono ancora essere trovate, ma al suo esordio internazionale, nonostante le zone d’ombra dell’azione del nuovo esecutivo il giovane premier incassa l’apertura di credito del presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso, che lo saluta soddisfatto, sottolineando «lo storico numero di donne» e «l’impegno europeo» del nuovo governo: «La stabilità politica è tornata in Italia – dice Barroso – ed è la precondizione vitale per adottare le giuste politiche che aiuteranno il Paese a uscire dalle attuali difficoltà». Al vertice con Barroso Letta arriva dopo il colloquio con Angela Merkel, che pur con toni cortesi ribadisce la necessità della disciplina dei conti, ma soprattutto dopo la calorosa accoglienza di François Hollande all’Eliseo. «Letta è il nuovo alleato di fronte alla Germania» con l’obiettivo di «alleggerire l’austerità e rilanciare la crescita» esulta la stampa francese. Con «l’amico Enrico» a palazzo Chigi si rinsalda così l’asse Roma-Parigi. Al termine dell’incontro, il presidente francese usa le stesse parole usate da Letta con la cancelliera: «Serve che l’Europa metta la stessa determinazione che ha avuto sul rigore di bilancio per rilanciare la crescita». Tra i due l’intesa è totale, compresa la richiesta di arrivare all’Unione bancaria per ridurre i tassi d’interesse alle imprese, mentre sul fronte interno, spiega Letta, l’obiettivo è superare la rigidità della riforma del lavoro firmata da Elsa Fornero: «Ci sono alcuni punti su cui in questa fase recessiva quella legge ha creato dei problemi» sottolinea. All’Italia la Commissione europea ribadisce la necessità di ridurre il debito, chiede più sforzi per la crescita e l’accelerazione delle riforme strutturali, ma Barroso si dice «molto fiducioso del fatto che Roma uscirà dalla procedura per il deficit eccessivo». «Speriamo in un risultato positivo, lavoreremo per questo» commenta Letta, che chiede «più spazi per la crescita», ma conferma gli impegni: nessuna richiesta di sforamento del 3% del rapporto deficit/pil. L’azione del governo «sarà entro i limiti che ci siamo dati».