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Data: 03/05/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Giovannini: «Occupazione, meno limiti ai contratti a tempo»

ROMA Creare posti di lavoro e frenare la disoccupazione crescente, soprattutto tra i giovani: questa è la priorità da affrontare, per dare risposte in tempi stretti. Su questo c'è «l'impegno» del governo, che il premier Enrico Letta e il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, assicurano anche all'indomani del Primo maggio, quando i sindacati sono scesi in piazza, con i leader di Cgil, Cisl e Uil a Perugia, per denunciare che «senza lavoro il Paese muore». Per chiedere una nuova politica economica e provvedimenti concreti. Il governo, intanto, apre a possibili modifiche alla riforma Fornero sul mercato del lavoro, partendo dai contratti a termine: «Sono stati frenati - afferma Giovannini -, in un momento di grave recessione, dall'applicazione della riforma», disegnata, invece, «in modo coerente» per una economia «in crescita».
REGOLE STABILI
Quello dei contratti a termine è un tema «ben presente, da affrontare con urgenza e con attenzione», aggiunge il ministro del Lavoro, sottolineando tuttavia che «il mercato del lavoro ha bisogno di stabilità delle regole». Al vaglio, dunque, aggiustamenti che potrebbero puntare a ridurre l'intervallo obbligatorio tra un contratto a termine e il successivo, che la stessa riforma Fornero ha ampliato portandolo a 60-90 giorni (a seconda della durata dei contratti pari o superiore a 6 mesi). «La limitazione dei contratti a termine» crea «problemi», come riconosciuto ieri anche da Letta. Giovannini assicura comunque: «faremo quello che dobbiamo e che potremo con le compatibilità finanziarie», e torna ad evidenziare le «emergenze che conosciamo bene: gli esodati e la cassa integrazione in deroga», su cui pesa la richiesta dei sindacati e delle Regioni di un rifinanziamento per il 2013 (che secondo i calcoli degli stessi sindacati ammonta a 1,5 miliardi di euro). Ma il ministro è ancora cauto sui numeri, che «sono stati incerti», e su cui, dice, è in corso una verifica.
L’UNITA’ SINDACALE
Riconosce, intanto, «l'estrema importanza» della «ritrovata unità» delle organizzazioni sindacali. Unità scandita dalle stesse confederazioni in occasione del Primo maggio anche dal palco della manifestazione nazionale a Perugia, celebrata con lo slogan 'Priorità lavorò. E dedicata alle due lavoratrici, Daniela e Margherita, uccise lo scorso 6 marzo nel palazzo della Regione Umbria da un imprenditore, che poi si è suicidato. «Senza lavoro il Paese muore e questo Paese non può morire», ammonisce il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, aprendo il suo intervento e sostenendo che «i titoli non bastano, non bastano annunci e promesse». Ora bisogna «fare i provvedimenti» giusti e dare «risposte al lavoro», che va rimesso al centro, con i fatti. «Basta a litigi e furbizie. L'Italia deve essere percorsa da uno spirito nuovo di servizio», chiede il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, e «il governo deve avere il coraggio di cooperare con i poteri locali e le parti sociali». «O si risolve il problema di dare lavoro o il Paese affonderà», e affonderà «se non cambiamo la politica economica», avverte il leader della Uil, Luigi Angeletti.

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