PESCARA Un’iniezione di 962 milioni di euro per irrobustire il gracile sistema delle infrastrutture abruzzesi. Il cospicuo investimento è stato messo nero su bianco nell’accordo generale quadro firmato il 10 aprile scorso dalla Regione e dal Governo Monti. «L’intesa - commenta il presidente Gianni Chiodi - consentirà il rilancio della nostra economia grazie a infrastrutture strategiche che connetteranno il nostro territorio con le reti nazionale ed europea». I 962 milioni, di cui 207 già nella disponibilità degli enti attuatori, saranno così suddivisi: 577 saranno destinati al sistema stradale, 247 a quello ferroviario, 116 al portuale, 6,5 all’aeroportuale e 15,5 al sistema idrico integrato. «L’accordo stralcia le opere con un avanzato livello di cantierabilità dal fabbisogno delle infrastrutture per l’Abruzzo, che era stato quantificato in sei miliardi di euro - spiega Chiodi -. Il Governo aveva congelato tutte le intese in corso, chiedendo alle Regioni di ragionare sulla fattibilità degli interventi. La sottoscrizione dell’atto rappresenta dunque un riconoscimento della piena attuabilità della nostra proposta». L’accordo siglato il 10 aprile segue l’intesa firmata il 28 maggio 2009 con l’allora Governo Berlusconi. I 76 milioni di euro all’epoca programmati per la messa in sicurezza del traforo del Gran Sasso sono stati adesso dirottati su altre opere: in particolare saranno utilizzati per adeguare le gallerie «Castello» e «Cimitero» sulla tratta ferroviaria Bologna-Bari, a nord di Ortona, per realizzare il terzo binario tra le stazioni di Pescara centrale e Pescara Porta Nuova e per modificare il porto canale di Pescara, che sarà prolungato oltre l’attuale diga foranea, in modo da evitare l’annoso fenomeno dell’insabbiamento dei fondali. «Come promesso - sottolinea il governatore - la Regione interverrà per il porto di Pescara, non solo a favore del dragaggio, ma anche con 20 milioni di euro per la definitiva soluzione di problemi decennali». L’ottimismo sfoderato da Chiodi viene smontato dal capogruppo del Pd all’Emiciclo, Camillo D’Alessandro, che parla di «ennesima bufala». «Era maggio del 2009 quando Chiodi annunciava 6 miliardi di opere pubbliche grazie alla firma dell'accordo con l'allora premier Berlusconi - attacca D’Alessandro -. Quella fu la prima grande bugia del governatore». Per Chiodi - dice l’esponente del Pd - il tempo è scaduto: «Mancano sei mesi alla conclusione del mandato: cosa si realizzerà in Abruzzo non riguarda più lui, ma chi guiderà la Regione nei prossimi cinque anni. Bisognerà indivuare le vere priorità dell'Abruzzo. E in tal senso apriremo un confronto con i nostri parlamentari, per avere poi un incontro con il governo nazionale».