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Data: 04/05/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il piano di Letta: subito Imu e Cig e poi le riforme per la crescita

Il doppio binario del premier. Possibile un decreto già la prossima settimana. Saccomanni soddisfatto per il giudizio Ue
Margine di 12 miliardi per gli investimenti

ROMA Fare in fretta e mettere subito in cantiere i provvedimenti che dovrebbero ridare ossigeno a famiglie e imprese. Chiusa la vicenda dei sottosegretari e avviate le commissioni che inizieranno a riunirsi già martedì, Enrico Letta punta a ridurre al massimo lo spazio che separa l’annuncio di un provvedimento al momento dell’attuazione. Un nuovo consiglio dei ministri non è stato ancora messo in agenda, ma l’obiettivo del premier resta quello di arrivarci a breve già con la proposta di rimodulazione dell’Imu, con il rifinanziamento della Cassa integrazione e con lo stop all’aumento dell’Iva. Il nodo di come coprire le tre urgenze è ovviamente all’attenzione dell’appena insediato ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ed un provvedimento - forse un decreto - potrebbe essere messo a punto nella prossima settimana. Lo scoglio maggiore resta quello dell’aumento dell’Iva previsto per il mese prossimo e il miliardo necessario per rifinanziare la Cig, mentre per l’Imu si tratta solo di fissare uno slittamento (che non incide quindi sui saldi) in attesa del promesso «superamento» dell’imposta.
SEGNALI
Una segnale di incoraggiamento il governo lo ha avuto ieri leggendo il rapporto della Commissione Ue nel quale è scritto che il deficit sotto il 3 per cento «facilita» la chiusura della procedura per l'Italia. Nella relazione si legge anche che l’uscita dalla procedura d’infrazione resta «soggetta agli impegni di consolidamento» e «al dettaglio delle riforme» contenute nel programma di stabilità che Bruxelles si aspetta dal governo «nelle prossime settimane». E’ per questo che, malgrado il pressing del Pdl sul fronte dell’Imu, il governo intende mettere prima di tutto in sicurezza il sì della Commissione Europea all’uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione aperta nel 2009 facendo approvare dal Parlamento il Def così come è stato messo a punto dal precedente governo Monti, rinviando a successive ”Note di modifica” le eventuali variazioni. D’altra parte nel suo tour europeo Letta ha ripetutamente sottolineato il rispetto degli impegni presi e che la strada del rigore nella tenuta dei conti non verrà abbandonato. Nessuna fretta, quindi, nello stop alla rata di giugno dell’Imu che il Pdl continua a sollecitare a gran voce, ma verifica puntale delle disponibilità attuali e di quelle che il governo potrebbe avere a giugno dopo la chiusura della procedura d’infrazione e con la presentazione di quel pacchetto di riforme che Letta ha annunciato nel discorso in Parlamento. «Uscire dalla procedura di deficit eccessivo consentirebbe all'Italia di beneficiare nuovi spazi di flessibilità per politiche di sviluppo», spiega il ministro commentando la relazione stilata a Bruxelles. «Spazi di flessibilità che in via XX Settembre si quantificano in un tesoretto di circa 12 miliardi che però vanno spesi con il via libera della Commissione Ue che resta particolarmente attenta alla sostenibilità delle riforme.
MANOVRA
«La missione è difficile» «troppo tempo è stato perduto» «ma sono convinto che ce la faremo». Il saluto di ieri sera di Letta ai nuovi sottosegretari e viceministri che hanno appena giurato, diventa un monito per tutti coloro che hanno ”venduto”, in queste settimane di faticosa crisi, che il nuovo governo avrebbe avuto chissà quali margini per un deciso allentamento del rigore che fu del precedente esecutivo. E’ per questo che non a palazzo Chigi non si esclude la possibilità che la soluzione alle emergenze - il rinvio dell’Imu, le risorse per la Cig, la cancellazione dell’aumento dell’Iva - venga inserita in una manovra di aggiustamento dei conti in modo da presentarsi senza ombre all’appuntamento di fine mese a Bruxelles e rendere più credibili alcune riforme. A cominciare da quella del mercato del lavoro. Operando sia sul fronte della revisione della legge Fornero (defiscalizzazione delle assunzioni), sia dal lato fiscale arrivando ad una sostanziale riduzione del cuneo.

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