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Pescara, 20/03/2026
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Data: 04/05/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Cialente: sui fondi ritardi insopportabili. All’appello manca ancora la prima tranche dello stanziamento Cipe. Il sindaco al governo: pronti ad autosospenderci

L’AQUILA «La nostra situazione è drammatica. La ricostruzione è ferma per mancanza di soldi e siamo ancora in attesa dell’arrivo della prima tranche di stanziamenti, una somma che ammonta a 250 milioni di euro, del finanziamento Cipe. Un ritardo che sta diventando insopportabile e a dir poco imbarazzante». Per il sindaco Massimo Cialente, che lo scorso 16 aprile era tornato a Roma con le carriole cariche di progetti approvati ma in attesa del finanziamento, «l’unica via d’uscita alla situazione di stallo resta quella dell’assegnazione di 1 miliardo all’anno, a partire da quello in corso, per la ricostruzione dei centri storici della città e delle frazioni. Il tutto attraverso il ripristino del meccanismo della Cassa depositi e prestiti, concesso all’Emilia Romagna ma qui cancellato». «Ho parlato con il presidente del consiglio Enrico Letta e con diversi esponenti del suo governo», aggiunge il primo cittadino, «per spiegare ancora una volta le nostre ragioni. In questi anni non abbiamo mai smesso di farlo. L’ultima volta è accaduto il 16 aprile scorso nell’incontro con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Antonio Catricalà. Mi sono sentito con Letta e anche con il ministro per la Coesione sociale Carlo Trigilia che nel nuovo esecutivo ha preso il posto di Fabrizio Barca. La nostra situazione è nota a tutti e la ricostruzione dell’Aquila dovrà essere inserita nell’elenco delle priorità che il governo dovrà affrontare. Cosa certa è che noi non siamo più disposti ad aspettare all’infinito l’arrivo dei soldi necessari per la ricostruzione. Abbiamo fatto tutto ciò che ci è stato chiesto di fare. Gli uffici sono pronti, abbiamo il cronoprogramma e sono centinaia i progetti in graduatoria per il finanziamento. Ma tutto è bloccato. I fondi Cipe (la delibera è dello scorso dicembre) più volte annunciati non sono nella nostra disponibilità. All’appello manca persino la prima tranche e passeranno dei mesi, almeno quattro, prima che venga completato l’iter per il trasferimento degli ulteriori 500 milioni di quella stessa delibera, “promessi” da Catricalà. Ritardi, a mio avviso, imbarazzanti per il governo a cui diciamo che siamo pronti anche ad autosospenderci. Vengano loro a ricostruire la città senza avere neppure un euro in cassa». «Senza il trasferimento dei fondi», dichiara l’assessore Pietro Di Stefano, «sarà impossibile far partire i cantieri. La situazione è la stessa già descritta a Catricalà. Abbiamo progetti pronti per 621 milioni di euro e altri, per complessivi 70 milioni, che vanno agganciati al contributo agevolato. E al Comune ci sono poi progetti, per 125 milioni, non ancora finanziati per incapienza del fondo. Insomma, solo per smaltire le “vecchie” pratiche c’è bisogno di oltre 800 milioni di euro. A questo punto ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Noi lo stiamo facendo. Ma l’operazione potrà andare in porto solo potendo contare, a partire da oggi e fino alla chiusura dell’ultimo cantiere della ricostruzione, su risorse certe. Cosa che sarà possibile ottenere solo con il ritorno alla Cassa depositi e prestiti. Bisogna chiamare il governo alle sue responsabilità. Il premier Letta conosce bene la situazione in cui si trova L’Aquila e, dunque, confidiamo nell’adozione di misure concrete».

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