MILANO Il segretario del Pd piemontese che si dimette; la cuneese Laura Ravetto (Pdl) che protesta; i marchigiani che gridano allo scandalo; i friuliani che si sentono defraudati. La nomina di vice-ministri e sottosegretari scatena polemiche, ironie, e anche una inattesa guerra di campanile: «La mia regione non è rappresentata nel governo. Sono senza parole e per protesta mi dimetto da segretario regionale» annuncia Gianfranco Morgando, capo dei democrat piemontesi, infuriato più col partito che con Palazzo Chigi.
IL MOLISE RICOMPENSATO
«Da oggi tutti facciamo parte di una squadra», dice Letta. Alle otto della sera, quando le luci di palazzo Chigi si accendono per il giuramento dei dieci viceministri e dei trenta sottosegretari, nessuno fa cenno alla «questione territoriale». Anzi, il premier dice che i quaranta arrivano «da ogni parte d’Italia». Ma mentre sfilano per assicurare fedeltà alla Repubblica, lontano da Roma si fa l’elenco: quattro lombardi, quattro siciliani, quattro campani, due emiliani, un lucano... E per molti i conti non tornano.
Quando tocca a Sabrina De Camillis, sottosegretario per i Rapporti col Parlamento, fioccano le ironie. Ex deputata Pdl non rieletta, è stata ripescata per compensare il partito molisano che non ha rappresentanti in Parlamento anche perché Berlusconi, eletto ovunque, ha optato per il seggio molisano. Premio che deve aver fatto infuriare Laura Ravetto la quale da buona piemontese ha levato il suo lamento per l’esclusione dei conterranei dalla compagine di governo: «E se il coordinatore regionale Costa protesterà col partito, sarò al suo fianco».
A guardare l’anagrafe, in realtà, Emma Bonino e Bruno Archi - ministro e vice ministro degli Esteri - sono nati in Piemonte. Ma non è un problema di luogo di nascita, quanto di rappresentanza politica, e sia Bonino che Archi hanno poco a che fare con la terra d’origine. In ogni caso, le lagnanze non arrivano solo dal nord ovest. Mugugna il Friuli, totalmente escluso dalle poltrone governative. E così le Marche, dove il dispetto è alimentato dai due sottosegretari dati ai poco amati vicini dell’Umbria.
Dal Veneto protesta Zaia, ma in modo generico: «Troppo pochi i rappresentanti del nord, questo esecutivo nasce zoppo». E punta il dito contro il cospicuo numero di rappresentanti del sud nella pattuglia di vice ministri e sottosegretari: quattro dalla Campania, altrettanti dalla Sicilia, uno a testa per Calabria, Basilicata, Sardegna. Nessuno però per la Puglia. Consistente pure il gruppo dei laziali e dei toscani, quattro a testa. Ma solo per uno come Zaia Lazio e Toscana stanno a sud.
ALLO SPORT SI PARLA TEDESCO
E comunque, chi ha avuto troppo poco e chi troppo. Con incongruenze inspiegabili, come il totale affidamento della Funzione Pubblica a due siciliani: il ministro D’Alia e il sottosegretario Micciché (contro il quale si sono scatenate le ire dell’escluso Storace). Senza contare altri tipi di incongruenze destinate però più che altro a far sorridere, come quella che vuole alle Pari Opportunità e allo Sport un ministro di madrelingua tedesca, la Idem, e un sottosegretario dell’Alto Adige dove il tedesco è la lingua più diffusa Micaela Biancofiore.