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Pescara, 20/03/2026
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04/05/2013
Il Centro
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Convenzione, tensione su Berlusconi. Renzi: «Inaudito lui a capo della Costituente». La partita delle commissioni, si riciclano i big: Casini e Cicchitto agli Esteri |
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ROMA Chiusa, non senza malumori, la lista dei viceministri e sottosegretari (che hanno giurato ieri sera a palazzo Chigi), per il governo si apre ora una delicatissima doppia partita, sulla Convenzione per le riforme e sulla presidenza delle commissioni parlamentari. Secondo le intenzioni espresse da Enrico Letta, l’organismo che dovrebbe riformare la seconda parte della Costituzione, introdurre il Senato federale e riformare la legge elettorale, dovrebbe avere un orizzonte di 18 mesi prima di essere sottoposta a tagliando. Un periodo che potrebbe risultare decisivo per capire anche quanto sarà solido il governo. La Convenzione dovrebbe contare 75 componenti ed un presidente. Ed è proprio su questo punto che, ancora prima che l’assemblea veda la luce, stanno sorgendo i primi problemi. Tra Pd e Pdl è già muro contro muro su chi debba farne parte e, soprattutto, su chi debba presiederla. Nei giorni scorsi Silvio Berlusconi si è autocandidato, dicendo che avrebbe voluto legare il proprio nome a quello della riforma della Costituzione. Ma ci sarebbe anche un’altra motivazione, che non è stata esplicitata: per 18 mesi il Cavaliere potrebbe contare su una sorta di “congelamento” delle sue vicende giudiziarie potendo opporre il “legittimo impedimento”. Davvero troppo per gli “alleati” del Pd, a cominciare da Matteo Renzi che ribadisce l’altolà: «Mi sembra inaudito immaginare Berlusconi a capo della Costituente...». Anche il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, si sbilancia definendo il Cavaliere «non adatto» mentre il “saggio” Luciano Violante invita a non dare l’assemblea a un esponente del Pdl (che ha già il ministro delle Riforme) e a lasciare fuori i parlamentari. Gli esponenti del Pdl non ci stanno e si oppongono con forza. Da Fabrizio Cicchitto a Maurizio Gasparri passando per Altero Matteoli e Barbara Saltamartini, tutti ripetono la stessa cosa: non accettiamo veti su Berlusconi. Ma quella della Convenzione non è l’unica partita che preoccupa il governo. Martedì prossimo si riuniranno le commissioni permanenti e le Giunte della Camera per eleggere gli uffici di presidenza. Cariche che verranno usate come compensazione per big ed ex ministri che non sono entrati nel governo. Per Casini si parla della commissione Esteri del Senato mentre per quella della Camera circola il nome di Cicchitto. La Finocchiaro può contare sulla commissione Affari costituzionali del Senato mentre alla commissione Lavoro della Camera si profila un derby Pd tra la giovane Marianna Madia e l’ex ministro Cesare Damiano. Al Senato andrebbe invece Maurizio Sacconi (Pdl). Berlusconi vorrebbe mettere alla commisione Giustizia del Senato o l’ex Guardasigilli, Francesco Nitto Palma o Donato Bruno (che potrebbe corere anche per l’Antimafia) mentre a Montecitorio dovrebbe spuntarla Donatella Ferranti (Pd). C’è clima di battaglia anche per le commissioni di controllo, che vanno all’opposizione. Al M5S dovrebbe andare la presidenza della Vigilanza sulla Rai mentre per il Sel di Nichi Vendola ci sarebbe la presidenza del Copasir.
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